Il «Barattolo» di Torino torna al centro dello scontro. Il mercato di libero scambio, nato quasi vent’anni fa nell’area di Porta Palazzo e poi trasferito nella zona nord della città, è diventato terreno di uno scontro acceso tra la Circoscrizione 7 e la Regione Piemonte, dopo la decisione di ridurre drasticamente le giornate autorizzate di attività.
Barattolo, la riduzione alimenta l’abusivismo
Da quasi cento appuntamenti complessivi (tra sabato e domenica, nel corso dell’ano) si è passati a sole quaranta giornate annuali. Una scelta che, secondo il presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri, avrebbe prodotto l’effetto opposto rispetto a quello dichiarato. Il Barattolo di via Carcano rappresenta da anni una realtà particolare del tessuto torinese. Un mercato dove si vende e si compra di tutto: vestiti usati, piccoli elettrodomestici, libri, giocattoli, stoviglie, oggetti recuperati e rimessi in circolo a prezzi simbolici. Per molti cittadini è una possibilità concreta di risparmio, per altri una forma minima di sostegno economico in tempi difficili come quelli che stiamo vvendo. «Il mercato di Barattolo, con tutte le contraddizioni del caso, è un mercato sociale che consente a 400 persone di racimolare qualche soldo per tirare a campare. I poveri vanno aiutati non demonizzati», ribadisce Deri. Secondo la Circoscrizione, fino a pochi mesi fa esisteva un equilibrio fragile ma funzionante. L’area era delimitata, la presenza della polizia municipale garantiva controlli costanti e gli espositori contribuivano alle spese pagando circa 15 euro al giorno, cifra destinata all’occupazione del suolo pubblico, alle pulizie Amiat e all’organizzazione affidata a Vivi Balon. Un sistema imperfetto, ma capace di mantenere ordine e legalità.
La stretta imposta dalla Regione Piemonte avrebbe invece cambiato radicalmente lo scenario
La stretta imposta dalla Regione Piemonte avrebbe invece cambiato radicalmente lo scenario. Nei giorni non autorizzati, infatti, gli ambulanti continuano comunque a radunarsi in via Carcano, trasformando l’area in un mercato spontaneo e incontrollato. «In quei giorni basta una lite perché la situazione degeneri. Non ci sono bagni aperti», denuncia ancora Luca Deri, che nelle scorse settimane ha scritto alla Prefettura per segnalare i possibili rischi sul fronte dell’ordine pubblico. Il presidente di Circoscrizione 7 ricorda anche che in passato la stessa Prefettura aveva frenato le richieste regionali proprio per evitare conseguenze sociali e problemi di sicurezza. Oggi, invece, la situazione appare più tesa. «Prima il mercato di libero scambio si svolgeva nel perimetro che la città aveva destinato, era controllato, gli espositori pagavano il suolo pubblico e anche la pulizia mentre oggi, fuori dalle giornate consentite, si svolge in maniera abusiva: tutto rimane per strada e poi Amiat fa l’intervento di pulizia», spiega. La vicenda ha riaperto lo scontro politico. Durante l’approvazione del provvedimento regionale le polemiche erano già esplose in Consiglio regionale e non si sono mai spente. Tra i sostenitori della linea dura c’è il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia e possibile candidato sindaco del centrodestra alle comunali del 2027. Marrone attacca il Comune «L’amministrazione manda gli agenti solo dove ci sono ambulanti regolari da colpire, mentre ordina di non intervenire contro l’abusivismo diffuso». Sulla stessa linea anche il consigliere regionale della Lega Fabrizio Ricca, secondo cui «se un’amministrazione non riesce a garantire la legalità in un parco, deve farsi da parte». Il Barattolo continua così a dividere. Intanto, tra petizioni, tavoli di confronto e convenzioni con la Regione, il Comune prova a trovare una soluzione che permetta di mantenere il mercato entro regole precise, garantendo controlli sulla merce e sicurezza nell’area.