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Carabinieri forestali

Azienda riversava nei terreni mercurio, plastiche e salmonella

Intervento effettuato a Magliano Alfieri, 11 gli indagati. Producevano un "falso compost" per l'agricoltura che non sottoposto ai trattamenti di depurazione.

Cronaca Chieri, 02 Marzo 2021 ore 12:09

Coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, il Gruppo dei Carabinieri Forestali di Cuneo ha eseguito 11 misure cautelari e diverse perquisizioni con il supporto di circa 90 unità forestali dell’Arma di Piemonte e Liguria. L’accusa riguarda un traffico illecito di rifiuti incentrato su un impianto di compostaggio di Magliano Alfieri in provincia di Cuneo: qui si produceva un falso compost per agricoltura non trattato che veniva sversato nei terreni e che conteneva al suo interno mercurio, idrocarburi pesanti, plastiche e tracce di salmonella.

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE:

Operazione “Fertil Plastic”

A conclusione di una lunga attività di indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo e coordinata dalla DDA di Torino, i Carabinieri Forestali hanno condotto una complessa operazione scaturita dalle attività illecite svolte della “Olmo Bruno srl” di Magliano Alfieri (CN).

Sono state effettuate perquisizioni su 18 obiettivi tra sedi aziendali, laboratori chimici e dimore private, nonché posti sotto sequestro penale, l’intera area aziendale (2 ettari circa e due capannoni) e circa 40 ettari di terreni agricoli e/o incolti, ubicati nelle province di Asti, Cuneo e Torino, in particolare nel circondario di Chieri, (già inseriti in richieste di contributi pubblici per l’agricoltura) su cui è stato osservato lo spandimento illecito di “falso compost”. Eseguite infine per gli 11 indagati, residenti nell’albese e dintorni, le misure cautelari degli arresti domiciliari e dell’obbligo di firma, disposte dal GIP.

L’azienda incriminata

L’attività del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Forestale di Cuneo aveva preso avvio da segnalazioni di cittadini e articoli di giornale che nel 2019 lamentavano odori molesti nelle vicinanze della ditta suddetta o dei terreni oggetto di spandimento. Peraltro si era appreso nel corso delle indagini che almeno in parte i locali moti di protesta erano pilotati da alcuni degli stessi indagati per escludere possibili concorrenti dal loro business.

La “Olmo Bruno srl” tratta fanghi di impianti di depurazione di acque reflue al fine di produrre compost per uso agricolo. La società, a capitale misto pubblico-privato, fa parte del Gruppo Egea, multiutility di Alba, attivo nel settore ambientale ed energetico. L’azienda in questione possiede un impianto di compostaggio autorizzato a produrre fino a 42.000 tonnellate annue di compost a partire da fanghi di reflui urbani e industriali, da miscelarsi con materiale verde triturato. Per quanto autorizzato i fanghi dovevano essere sottoposti a cicli di lavorazione non inferiori a 90 giorni per abbatterne la carica microbica, gli odori molesti ed il potenziale inquinante ed infine miscelati con materiale vegetale fine.

L’OPERAZIONE DEI CARABINIERI FORESTALI:

A parlare è il Tenente Colonnello Stefano Gerbalo dei Carabinieri forestali di Cuneo.

Fanghi distribuiti senza alcun trattamento

Come riporta “Prima Cuneo”, i Carabinieri forestali, tramite intercettazioni telefoniche/ambientali ed appostamenti mirati, hanno invece appurato che i rifiuti/fanghi, dopo l’ingresso nell’impianto di trattamento venivano distribuiti in campo tal quali, (talora dopo qualche ora) senza alcun trattamento e miscelazione col verde, abbattendo i costi gestionali ed incrementando i quantitativi gestiti.

Secondo il disegno criminoso, i soggetti che provvedevano a prelevare e distribuire in campo il dichiarato “compost” della “Olmo Bruno srl”, invece di pagarlo, in quanto ammendante agricolo, ricevevano un compenso dai 7 a 10€ a tonnellata. Da una prima stima l’illecito profitto, calcolato sulla base dei rifiuti dichiarati in ingresso all’impianto, ammonta a circa 1.500.000€/anno.

Mercurio, idrocarburi pesanti, plastiche e tracce di salmonella

Campioni fatti analizzare da Arpa Piemonte hanno evidenziato valori di mercurio e idrocarburi incompatibili con l’uso agricolo, ma anche contaminazioni da salmonella, valori oltre soglia di azoto inorganico, nonché macroscopiche impurità e abnormi quantità di plastica.

L’attività investigativa ha documentato che i “rifiuti” provenienti dall’impianto di Magliano Alfieri venivano incorporati il prima possibile con le lavorazioni dei campi o semplicemente “nascosti” con un sottile strato di terreno vegetale. La principale preoccupazione era quella di piazzare i fanghi non trattati o non adeguatamente trattati, ovvero smaltire quelli che, per gli inquirenti, sono risultati veri e propri rifiuti.

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Tuttora al vaglio degli inquirenti l’attività di alcuni laboratori che fornivano all’azienda le analisi di routine, necessarie a rendere regolare il regime aziendale di autocontrollo, falsificando, secondo l’ipotesi investigativa, gli esami analitici non solo dei prodotti della “Olmo” ma anche dei fanghi in entrata e provenienti da depuratori di altre al fine di farli rientrare nei limiti di legge.

Le misure cautelari degli indagati

Il principale reato al momento contestato è quello di traffico illecito ed organizzato di ingenti quantitativi di rifiuti (art. 452 quaterdecies c.p.). Per gli 11 indagati il Giudice per le indagini preliminari ha stabilito le misure cautelari degli arresti domiciliari e dell’obbligo di firma. Per uno degli indagati, con precedenti in ambito di criminalità organizzata, e che scontava una pena ai domiciliari, è stato contestato il reato di evasione in quanto dedito alle attività illecite negli orari in cui era costretto presso il proprio domicilio.

LE IMMAGINI DELL’OPERAZIONE:

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