Cronaca
il rapporto

Allarme Dia: "Piemonte territorio eletto della 'ndrangheta"

Per la Direzione Investigativa Antimafia non si vede nessun segnale di ridimensionamento della criminalità organizzata.

Allarme Dia: "Piemonte territorio eletto della 'ndrangheta"
Cronaca Torino, 08 Aprile 2022 ore 11:15

É stata pubblicata la Relazione sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia nel primo semestre del 2021, presentata al Parlamento dal Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. Il documento è stato redatto dalla DIA, inquadrata all’interno del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ed è stato coordinato con il Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale.

Il rapporto DIA

L’analisi sull’andamento della delittuosità riferita al primo semestre 2021, che permane connotato dal perdurare della pandemia da Covid-19, continua a mostrare come le organizzazioni criminali si stanno muovendo secondo una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio.

In particolare la Direzione Distrettuale Antimafia, nel suo rapporto semestrale conferma come la criminalità organizzata in Piemonte si sia rafforzata. E proprio la nostra ragione sarebbe tra i territori “eletti” dalle mafie, soprattutto della 'ndrangheta. Nella provincia di Torino sono varie le locali operanti, spiega la relazione, anche se non si è ancora "acquisita completa e diffusa consapevolezza di questa pericolosa presenza".

Oggi però assistiamo ad una consolidata inversione di rotta rispetto al passato. Le azioni violente, infatti, sono intraprese solo quale extrema ratio, in quanto la criminalità organizzata agisce per lo più attraverso l'economia e la politica.

I reati

L'analisi entra poi nel dettaglio delle tante operazioni che negli anni hanno tracciato l'organigramma dei sodalizi. Le imprese del ciclo dei rifiuti, di autotrasporti, edili, alberghiere e della ristorazione sono le più a rischio rischio di infiltrazioni della 'ndrangheta e non solo. Vi sarebbero poi altri gruppi delinquenziali, si legge nel rapporto, che agiscono in Piemonte sotto lo scudo di una reciproca convivenza strategica. Fra loro consorterie albanesi, romene e africane, in particolare nigeriane, dedite a furti e rapine, spaccio e sfruttamento della prostituzione. Contraffazione dei marchi e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sono invece i reati più spesso commessi da cittadini cinesi.

Inoltre in Piemonte sono in corso le procedure per la gestione di 656 immobili confiscati, mentre altri 217 sono già stati destinati e sono in atto le procedure per la gestione di 48 aziende: 14 sono invece già state destinate.

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