Rebus senza soluzione

Adesso salta fuori che è stato il furgone a tamponare l’auto su cui viaggiavano Viviana e Gioele

La Procura invita alla cautela e rimarca che tutti gli scenari restano aperti: bisogna attendere gli esiti delle perizie.

Adesso salta fuori che è stato il furgone a tamponare l’auto su cui viaggiavano Viviana e Gioele
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Un altro (ennesimo) ribaltone è emerso nelle ultime ore sulla tragica morte della dj torinese Viviana Parisi e di suo figlio di 4 anni Gioele. I consulenti delle famiglie Mondello e Parisi, Carmelo Costa e Giuseppe Monfreda, ipotizzano che a causare l'incidente sulla A 20 Messina-Palermo nei pressi di Caronia - che ha coinvolto l'Opel della mamma 43enne che viaggiava con il piccolo - possa essere stato il furgone degli operai che si occupavano della manutenzione stradale. Ma riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di mettere in ordine tutti gli elementi.

L'incidente di Viviana causato dal furgoncino?

Quel 3 agosto 2020, i consulenti della famiglia Mondello e Parisi ipotizzano che il furgone su cui viaggiavano gli operai abbia "tentato di invadere la corsia di sorpasso investendo l'auto della donna"nella galleria Pizzo Turda. Si è giunti a questa conclusione dopo aver analizzato le vetture insieme ai tecnici della procura di Patti. Sempre secondo la perizia il seggiolino dove viaggiava Gioele era slacciato e non attaccato all'auto. Questo particolare potrebbe spiegare la ragione delle impronte del bimbo trovate sul parabrezza, ma anche consolidare lo scenario della sua morte a causa dell'incidente.

I ritardi sul sequestro del mezzo

Pietro Venuti, legale di Daniele Mondello, ha anche qualificato come "molto grave" il ritardo del sequestro del furgone; avvenuto il 10 agosto. Ovvero 7 giorni dopo il sinistro. Laddove l'auto della Parisi è stata sequestrata il giorno stesso della sua scomparsa. "Quello che è emerso non ci fa stare tranquilli, potrebbe infatti essere stata modificata una prova che riteniamo fondamentale per accertare la verità sulla dinamica dell'incidente", ha dichiarato l'avvocato.

La galleria "non illuminata"

Il legale del marito di Viviana ha inoltre sottolineato:

 "E' emerso anche che la galleria non era completamente illuminata, un aspetto increscioso. Aspettiamo ulteriori esami sul GPS del furgone degli operai per capire a che velocità andavano loro e l'auto di Viviana e se siano stati loro ad essere andati a sbattere contro l'auto della cambiando corsia. Tutti questi ulteriori esami potranno farci arrivare alla verità sull'incidente, comunque da quello che è emerso ritengo che gli operai non possano essere considerati testimoni attendibili sulla dinamica".

Anche le condizioni di visibilità nella galleria potrebbero rivelarsi un nodo nella vicenda. Come è possibile evincere infatti da questa immagine dell'entrata nella galleria Pizzo Turda un cartello avverte della mancata illuminazione all'interno del tratto, che però contrasta con i lampioni accesi che si scorgono.

E il testimone che aveva visto Gioele vivo?

Come si collocherebbe, in questa ricostruzione, la testimonianza di un turista brianzolo (fermatosi insieme a moglie e figli) che aveva scorto chiaramente il bambino, vivo, in braccio alla madre mentre questa scavalcava il guard rail e spariva nella macchia mediterranea quel 3 agosto 2020? A rispondere è sempre l'avvocato Venuti secondo il quale è possibile che Gioele si sia procurato un grave trauma cranico a cui è seguita un'emorragia cerebrale che lo avrebbe condotto al decesso in un secondo momento, mentre già si trovava nelle campagne di Caronia.

La Procura frena

In questo rebus qual è invece la posizione della Procura di Patti? Il procuratore Angelo Cavallo fa sapere di non escludere ancora nessuna pista e invita alla cautela; si attende infatti l'esito delle consulenze prima di azzardare conclusioni. Diverso l'atteggiamento del padre di Gioele e marito di Viviana, che ha dichiarato pubblicamente in diverse occasioni di "non voler più sentir parlare di omicidio-suicidio".

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