Via Moncrivello, al via i lavori per la nuova chiesa ortodossa
Il cantiere
Sono iniziati i lavori per il recupero della cappella di San Giuseppe, in via Moncrivello 12, nel quartiere Barriera di Milano. L’edificio, di proprietà comunale e inutilizzato da anni, sarà trasformato in una nuova chiesa ortodossa dedicata a San Nicola. L’intervento punta a recuperare una struttura segnata dal tempo e dalle infiltrazioni, restituendole una nuova funzione.
Un nuovo luogo di culto
La cappella, il cui progetto di riqualificazione affonda le sue radici nel 2014, diventerà un punto di riferimento per la comunità ortodossa romena e moldava di Torino. La prima fase dei lavori prevede un investimento di circa 300 mila euro per la ristrutturazione dell’edificio. In una fase successiva è prevista anche una sala multifunzionale di circa 60 metri quadrati, destinata ad attività educative e sociali.
La memoria della persecuzione
Via Moncrivello, strada della periferia nord di Torino, a due passi da via Bologna, conserva una memoria particolare della storia torinese. Nell’autunno 1943, durante la persecuzione nazifascista, alcuni ebrei provenienti dall’Ospizio Israelitico di piazza Santa Giulia, danneggiato dai bombardamenti, furono trasferiti nei ricoveri municipali di via Moncrivello 5 e via Como 140. Proprio nel ricovero di via Como (oggi via Ghedini 6) si consumò uno degli episodi più tragici della Shoah torinese, con l’arresto di venti donne ebree, alcune delle quali, nuovamente arrestate nel marzo 1944, furono poi deportate.
La Resistenza torinese
Via Moncrivello è legata anche alla storia della Resistenza. Al civico 1 abitava la famiglia di Gaspare Arduino (1901-1945), operaio antifascista e collaboratore della Resistenza torinese. Nel marzo 1945 alcuni membri delle Brigate Nere, fingendosi partigiani, entrarono nell’abitazione e prelevarono Gaspare, le figlie Vera e Libera, un ospite e una coppia di vicini. Trasferito alla Casa del Littorio e torturato, Gaspare fu freddato da una raffica di mitra la sera stessa in corso Belgio, mentre Vera e Libera furono successivamente trucidate nei pressi del canale della Pellerina. A loro oggi è dedicata una via cittadina e una scuola superiore.