Il passaggio della Fiamma Olimpica verso Milano Cortina 2026 ha riportato in piazza a Torino le mobilitazioni a sostegno della Palestina.
Torino, proteste pro Palestina all’arrivo della Fiamma Olimpica
Domenica 11 gennaio, in concomitanza con l’arrivo della torcia nel centro cittadino, un gruppo di attivisti ha manifestato in piazza Castello chiedendo l’esclusione di Israele dai Giochi Olimpici e denunciando quello che viene definito “sportwashing” legato ai grandi eventi internazionali.
La protesta era stata annunciata nei giorni precedenti attraverso un appello pubblico che invitava a una mobilitazione contro il “grande evento olimpico”, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla situazione nella Striscia di Gaza e sul conflitto in corso. Nel mirino dei promotori non solo la partecipazione israeliana alle Olimpiadi, ma anche la narrazione dei Giochi come soluzione universale ai problemi economici e sociali dei territori ospitanti.
Nel messaggio di convocazione, i manifestanti avevano criticato il ruolo dei grandi sponsor e delle istituzioni locali, contestando le celebrazioni legate al passaggio della fiaccola e richiamando i costi pubblici, l’impatto ambientale e le ricadute sul territorio che, secondo gli organizzatori, accompagnano i grandi appuntamenti sportivi. Da qui la scelta simbolica di piazza Castello, luogo centrale delle cerimonie torinesi legate alla Fiamma Olimpica.
Durante il presidio sono stati esposti striscioni e scanditi slogan di solidarietà con la popolazione palestinese e di condanna verso la comunità internazionale. L’area è rimasta separata dal resto della piazza da un imponente schieramento delle forze dell’ordine, presenti in assetto antisommossa per garantire lo svolgimento in sicurezza degli eventi collegati alla staffetta olimpica. Non si sono registrati incidenti.
La manifestazione torinese si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che, in diverse città, accompagnano il percorso della Fiamma Olimpica con proteste politiche e sociali. Anche sotto la Mole, l’obiettivo dichiarato degli attivisti è stato quello di sfruttare la visibilità dell’evento per rilanciare un messaggio di denuncia e solidarietà, riportando il tema del conflitto in Medio Oriente al centro del dibattito pubblico.