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morti d'indifferenza

Messa per i migranti in mare, Nosiglia: “Mostriamo che l’ospitalità è possibile. Non basta puntare il dito”

L'Arcivescovo di Torino durante la veglia di preghiera nella chiesa dei Santi Martiri ha ricordato la tragedia dei migranti morti qualche giorno fa davanti alle coste libiche.

Messa per i migranti in mare, Nosiglia: “Mostriamo che l’ospitalità è possibile. Non basta puntare il dito”
Attualità Torino, 28 Aprile 2021 ore 19:04

Nel corso della veglia di preghiera in suffragio degli immigrati morti tragicamente nel Mediterraneo che si è svolta ieri pomeriggio, nella chiesa dei Santi Martiri di via Garibaldi, l’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia, ha esternato le sue preoccupazioni per le tragedie del mare che si sono susseguite nel corso degli ultimi mesi.

Le parole del Monsignor Cesare Nosiglia

Riferendosi in particolar modo alla tragedia dei migranti morti nei giorni scorsi senza aiuti davanti alla costa libica, l’arcivescovo di Torino ha esternato i suoi sentimenti rivolgendosi ai presenti per parlare a tutti i fedeli:

Desidero condividere con voi quanto ho sofferto e sentito nel cuore e nella mia coscienza quando ho saputo di questa tragedia si è rivolto ai presenti per parlare a tutti i fedeli. Facciamo dell’ospitalità ogni giorno in questa città un evento di grazia del Signore, mostriamo che l’ospitalità è possibile e che le porte chiuse e i muri rappresentano solo una crudeltà. Il Signore si onora di visitarci e di farsi accogliere inviando presso di noi una sua immagine, quella del migrante e del rifugiato. È risuonata in me la richiesta del Signore “dove è il tuo fratello? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo”. Sì, cari amici, vorrei che sentissimo risuonare questo grido perché forse anche in noi prevale la risposta di Caino: “sono forse io il custode di questi miei fratelli?” Sì, ne siamo tutti i custodi e dunque ne siamo tutti causa anche della loro tragedia e morte.

Richiamando ciascuno ad un impegno personale, Nosiglia ha poi aggiunto:

Non possiamo solo alzare il dito per accusare altri che pure hanno una grande responsabilità, ma accusiamo anche noi stessi la nostra indifferenza e noncuranza verso questi fratelli e sorelle e chiediamo il loro perdono perché non si ripeta più una simile tragedia. Solo così potremo ricevere anche da Dio il perdono e la forza di opporci ad ogni forma di esclusione e rifiuto di chi ci interpella nella miseria e nella sofferenza che vivono tanti immigrati che giungono nel nostro Paese. E che chiedono di essere considerati veramente, come spesso diciamo a parole, nostri fratelli e sorelle.