TORINO

Il Generale di Brigata Antonio Di Stasio ha incontrato gli studenti della Scuola Primaria del Convitto Nazionale “Umberto I”

Durante l'incontro ha risposto ai quesiti dei piccoli sulle curiosità dell’Arma

Il Generale di Brigata Antonio Di Stasio ha incontrato gli studenti della Scuola Primaria del Convitto Nazionale “Umberto I”
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Il Generale di Brigata Antonio Di Stasio, Comandante della Legione Carabinieri “Piemonte e Valle dAosta”, nell’ambito del progetto Cultura della legalità dell'Arma ha incontrato 50 alunni delle classi quinte e 75 delle classi quarte della Scuola Primaria del Convitto Nazionale “Umberto I”.

Il racconto della favola di re Artù

Il Generale ha saputo intrattenere i giovani ascoltatori sul valore del rispetto delle regole, puntualizzando l'importanza della denuncia come dovere civile, sin dalla giovane età, ricollegandosi al fenomeno del bullismo come manifestazione di prepotenza da isolare e contrastare fin da subito. Docenti e alunni sono stati conquistati e affascinati dal metodo di comunicazione utilizzato dall’Alto Ufficiale che pensando di parlare alle proprie figlie ha raccontato ai piccoli la favola di re Artù dove Merlino, dopo aver trasformato il giovane Semola (il futuro Re) in un pesce, poi in uno scoiattolo e infine in un uccellino, gli spiega che “ l’intelligenza è importante, il Buon Dio l’ha data ad ognuno di noi, ma deve essere guidata dall’amore verso gli altri, e ciascuno nella vita deve però avere un sogno e perseguilo, un sogno sano e degno di essere realizzato”. Ha sollecitato quindi la giovane platea a cercare di seguire un progetto di vita puntando sulla necessità di fare le cose con intelligenza e buoni sentimenti e soprattutto ponendosi degli obiettivi da raggiungere, cercando anche il sostegno degli adulti e delle Istituzioni.

La risposta alle domande sull'Arma dei Carabinieri

Ha poi risposto ai tantissimi quesiti dei piccoli sulle curiosità dell’Arma, dalle divise alle auto, ma anche alla domanda “ma quanti cattivi hai arrestato?”dove ha raccontato la sua esperienza al Comando Provinciale di Palermo con le tante operazioni fatte per contrastare il fenomeno mafioso in Sicilia, soffermandosi che il più grande riconoscimento avuto dal Comune di Palermo non è avvenuto per i tanti arresti fatti, ma per l’iniziativa da lui fortemente voluta di fornire ai ragazzi del quartiere ZEN supporto allo studio con l’impegno di quel Comandante di Stazione e dei suoi Carabinieri, ricordando l’episodio in cui, durante una perquisizione a casa di un mafioso, un bambino, figlio di quest’ultimo, dopo aver aperto la porta ai Carabinieri, chiamava i genitori dicendo: ”c’è il mio maestro che ti cerca”.

Infine, ha salutato tutti con un arrivederci a presto perché per altre due volte sarà nuovamente presente al Convitto  Nazionale “Umberto I” questa volta per incontrare gli studenti delle Scuole Secondarie di Primo e Secondo Grado.

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