Acquolina in bocca

I piatti tipici del Piemonte da assaggiare almeno una volta nella vita

Un elenco di prelibatezze tradizionalmente legate alla cucina locale.

I piatti tipici del Piemonte da assaggiare almeno una volta nella vita
Attualità Torino, 22 Luglio 2021 ore 10:15

Il Piemonte è da sempre una delle terre più affascinanti della nostra bellissima Penisola. Si sente spesso parlare del fascino di moltissime delle sue località, ma forse a volte ci si dimentica di celebrare il Piemonte, oltre che per il vino, per un’altra sua grandissima eccellenza: la sua cucina.

I piatti tipici del Piemonte

L’offerta gastronomica del Piemonte non è seconda a nessuno. Oggi poi, con il progredire della scienza, spesso e volentieri riusciamo anche a scoprire che alcune delle pietanze più buone in circolazione hanno spesso proprietà in grado di stimolare la mente e il corpo.

Cosa chiedere di più?

Ecco dunque una lista di tutte le piatti tipici del Piemonte da provare almeno una volta nella vita, nella speranza che anche il vitello tonnato abbia qualche proprietà miracolosa di cui non siamo ancora a conoscenza.

Vitello Tonnato

Come non cominciare da lui, sua maestà il vitello tonnato. Nonostante la paternità di questo piatto venga rivendicata anche da altre regioni italiane, sarebbe sconsiderato non considerarlo un grande classico della cucina piemontese. È il “girello”, ossia la coscia del vitello, la parte del vitello utilizzata per la ricetta, anche se, è bene dirlo, è proprio la salsa tonnata la vera protagonista di questa pietanza. Un mix di tonno, capperi sott’aceto, acciughe, limone, olio e tuorli sodi che non lascerà indifferente nessun palato.

Bagna Cauda

Originario della zona del “basso” Piemonte (Langhe, Monferrato, Astigiano), questo piatto è un altro grande classico della tradizione culinaria regionale. Si tratta di un gustosissimo intingolo intorno al quale ci si ritrova nei mesi invernali per “affogare” tutti i nostri ortaggi preferiti, cotti o crudi che si voglia. Curiosità? Esiste il “Bagna Cauda Day”.

Il “Bagnèt”

Il Bagnèt, italianizzato spesso in “bagnetto”, è l’accompagnamento per proteine prediletto in terra piemontese. Ne esistono ben due versioni, quello verde e quello rosso, entrambe gustosissime a seconda della pietanza da accompagnare e del proprio gusto personale. Il “bagnèt vert”, a base di olio, aglio e prezzemolo (anche acciughe), è poi diventato l’accompagnamento imprescindibile di altri due piatti storici: le acciughe “al verde” e la lingua “al verde”. La versione rossa? A base di pomodoro e peperoncino. Le due salse si sposano perfettamente con il bollito (altra ricetta tipicamente piemontese).

Agnolotti del plin

Simpaticamente chiamati in dialetto con il termine “agnulot”, ecco un altro piatto storico della tradizione culinaria piemontese. Trattasi di una pasta ripiena (ravioli rettangolari) di arrosto di vitello o maiale, oppure, nella versione vegetariana, di spinaci e formaggio. Da dove deriva il nome? “Plin” significa pizzicotto, e fa riferimento al gesto manuale necessario per richiudere il ripieno all’interno del famoso raviolo. Non tutti sanno che originariamente gli agnolotti venivano serviti senza sugo e all’interno di un tovagliolo per preservarne, stando alla credenza dell’epoca, la loro inconfondibile morbidezza. Anche oggi la pratica dei “ravioli al tovagliolo” può venire spesso trovata nelle trattorie storiche piemontesi, le Piole.

Il Brasato al Barolo

Non poteva mancare una ricetta che riuscisse a trovare il perfetto connubio tra uno dei vini più pregiati del mondo e un tenerissimo pezzo di manzo. Pietanza particolarmente celebre nelle Langhe, è famoso per la sua carne, tenera e succosa, frutto di una lunghissima cottura a fuoco lento. Fondamentale trovare la giusta proporzione tra carne e vino per la riuscita di questo celebratissimo piatto.

Baci di dama

E per finire il dolce: i famosissimi "Baci di dama". I biscotti a base di nocciole (o mandorle) e cacao è l’accompagnamento più indiscutibilmente piemontese per il caffè o per “bicerin”. Originari di Tortona in provincia di Alessandria, prendono il loro nome dalla somiglianza tra la loro forma e quella delle labbra di una bocca. Sì, serve un po’ di fantasia per il nome, non per il gusto.