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I manifestanti non mollano

Corteo partigiano in Valsusa: i No Tav mischiano la lotta con la ricorrenza storica

Intanto un manipolo di attivisti è sceso a Torino città per affiggere ciclostili d'assalto su quanto sta accadendo negli scontri.

Corteo partigiano in Valsusa: i No Tav mischiano la lotta con la ricorrenza storica
Attualità Torino, 26 Aprile 2021 ore 09:33

Corteo rosso partigiano ieri, 25 aprile 2021, in Valsusa: i manifestanti No Tav hanno mischiato la protesta ambientalista contro i treni ad alta velocità nella valle con la ricorrenza storica celebrata in tutta Italia per la 76esima volta.

Il corteo No Tav del 25 aprile 2021

Un buon numero di persone, capeggiate da donne che indossavano un caschetto antinfortunistico, ha attraversato le strade di Bruzolo, San Giorio e San Didero fermandosi a un cippo per ricordare i partigiani morti durante la guerra civile 1943-45.

L’Anpi fiancheggia

Anche alcune sezioni dell’Anpi di paesini della valle si sono unite a questa celebrazione militante, appoggiando idealmente la lotta contro la linea ad alta velocità. Così il comunicato ufficiale No Tav:

“E’ partito il corteo verso San Didero. Questo 25 aprile il movimento No Tav ha deciso di marciare verso quei terreni che sono stati illegittimamente occupati da Telt e centinaia di forze dell’ordine. Vecchie e nuove resistenze che si incontrano in questa giornata di mobilitazione. Oggi la manifestazione è aperta dalle donne della valle che indossano un caschetto come simbolo di autodifesa in questa terra dove le truppe d’occupazione sparano indiscriminatamente lacrimogeni ad altezza uomo. Ma è anche un gesto di solidarietà a Giovanna colpita la scorsa settimana da un candelotto in pieno volto”.

Il riferimento è alla manifestante di Pisa che è stata ricoverata col volto tumefatto (semidistrutto per la verità) dopo gli scontri con la Polizia in assetto anti-sommossa. La Questura smentisce che possa trattarsi di un lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo, i No Tav dicono che invece è andata proprio così. Non ci sono prove definitive di una o dell’altra versione, ma la ragazza è finita comunque in ospedale piuttosto conciata.

La lotta prosegue

Nel corso della giornata di ieri, comunque, un altro concreto dettaglio che fa pensare al prosieguo della lotta: è stata posizionata una casetta prefabbricata in legno all’interno del boschetto “Baraccone”. Così la didascalia ufficiale: “Dove altri vogliono devastazione e povertà, noi portiamo un esempio di come attraversare questo mondo in modo sostenibile sia possibile“. Inoltre, un manipolo (molto ben organizzato) di attivisti è sceso a Torino città per attaccare cartelli e manifesti sui muri e creare una sorta di contro-informazione su quanto sta accadendo in Val di Susa. Il metodo e lo stile sono quelli della galassia anarchica e dell’estrema sinistra dei centri sociali occupati: ciclostili d’assalto, immagini creative e d’impatto, affissioni abusive. Il tutto contro le Forze dell’Ordine, contro il sistema global-capitalista e contro i soliti presunti nuovi fascismi.