Venerdì sera (23 gennaio 2026), la Red Rebel Brigade di Extinction Rebellion ha sfilato a passo lento dalla terrazza del Monte dei Cappuccini, di fronte all’ingresso del Museo della Montagna, fino a piazza Vittorio.
Dolore e sgomento per la distruzione degli ecosistemi alpini
Figure iconiche ideate nel 2018 nel Regno Unito da Douglas Francisco, le Red Rebel Brigade rappresentano il sangue versato a causa della crisi ecoclimatica. Attraversando la parte di città raccolta attorno al Museo della Montagna, a poche settimane dall’avvio delle Olimpiadi Invernali di Cortina D’Ampezzo, queste figure di rosso vestite hanno voluto denunciare simbolicamente il dolore e lo sgomento per la distruzione degli ecosistemi alpini, sempre più fragili per gli effetti dell’innalzamento delle temperature e per la sfruttamento del territorio da parte dell’industria sciistica. La sfilata si è diretta silenziosamente verso la Gran Madre, reggendo in mano delle torce, e attraversando poi il ponte Vittorio Emanuele per fermarsi in piazza Vittorio dove è stato esposto uno striscione con scritto “Governi ecovandali, Olimpiadi ecocide”.
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Una denuncia, quella di Extinction Rebellion, che fa riferimento alle molte opere fortemente impattanti realizzate nelle valli dei Giochi, di cui la pista da bob di Cortina rappresenta un triste simbolo.
Riguardo alla pista da bob di Cortina il movimento fa sapere tramite comunicato stampa:
“Per la sua costruzione sono stati abbattuti 800 larici secolari e secondo il piano economico commissionato dalla Regione Veneto, per la sua gestione si perderanno 638mila euro l’anno. Altra opera che ha fatto discutere è la cabinovia Park Apollonio-Mortisa-Socrepes, realizzata nei pressi di una frana attiva e che a due settimane dall’inizio dei giochi è ancora priva dei cavi, del motore ma soprattutto del certificato di esercizio.
Nonostante questo il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini si dichiara “felice di aver investito” sull’evento, afferma che “le infrastrutture sportive rimarranno a disposizione per i prossimi decenni” e che sono costate 3,4 miliardi e porteranno un indotto di 5 miliardi. Tuttavia la spesa inizialmente prevista dal dossier di candidatura era di molto inferiore, pari a 1 miliardo e 500 milioni. Mentre quanto effettivamente speso si aggira attorno ai 5 miliardi e 720 milioni di euro, con il 57 % delle opere che verranno completate dopo i Giochi, l’ultima nel 2033, e che insistono su un territorio alpino messo fortemente a rischio a causa dei cambiamenti climatici. A inizio dicembre 2025, ad esempio, lo zero termico sulle Alpi si attestava oltre i 3500 m di altitudine, rendendo i ghiacciai più fragili, con un aumento degli eventi franosi e crolli di roccia, come riporta Legambiente, e rendendo il loro ruolo come serbatoi d’acqua nella stagione estiva, per i territori a valle, sempre meno affidabile.”
Giulia, attivista del movimento, dichiara:
“A fine anno in Trentino pioveva a 1800 m di quota. Nonostante questo a Cortina, tra due settimane, si inaugureranno le Olimpiadi Invernali 2026, in un paesaggio spoglio, macchiato dalle lingue bianche delle piste innevate artificialmente. La torcia, che è tradizionalmente il simbolo delle Olimpiadi, oggi è stata accesa per illuminare una nuova strada, verso il riconoscimento della gravità della crisi ecoclimatica e di cura del territorio”