TORINO

Condannato l’ex commissario della Croce Rossa: “Abusò della collega in virtù del livello gerarchico”

L'imputato dovrà scontare 4 anni e 6 mesi in carcere. I legali: "Siamo fiduciosi che la cassazione annulli la sentenza".

Condannato l’ex commissario della Croce Rossa: “Abusò della collega in virtù del livello gerarchico”

Di: Ottavio Currà

E’ stato condannato a 4 anni e 6 mesi, l’ex commissario della Croce Rossa, Massimo R., che abusò di una collega “in virtù della sua superiorità gerarchica”.

I fatti

Nel 2010 ci furono cinque episodi consumati nelle salette dei volontari del 118 all’interno degli ospedali Mauriziano, Gradenigo e San Giovanni Bosco. L’uomo approfittò soprattutto del fatto che la donna ci teneva tanto al lavoro e per questa ragione non si sarebbe mai permessa di denunciare a colleghi o alle forze dell’ordine quanto le accedeva.

Sulla questione la Corte d’Appello, ha dato il suo parere in aula, per motivare la condanna dello scorso ottobre:

“Non vi è ombra d’incertezza. L’ex commissario dei volontari della Croce Rossa ha abusato della collega, in virtù della superiorità gerarchica. Lei temeva di perdere quel pur modesto lavoro che le garantiva un minimo di redditività. Entrambi lavoravano per la Croce Rossa, ma le loro posizioni erano molto diverse in termini di stabilità. R. era dipendente come autista soccorritore, con un contratto a tempo determinato fin dal 2003, la vittima invece era una lavoratrice con contratto interinale che veniva rinnovato di mese in mese. Inoltre, Massimo R, approfittò di una donna incapace di resistere agli abusi a causa di un passato molto pesante; approfittò di lei nei tempi di attesa mentre prestava servizio come barelliere, in un contesto lavorativo in cui il compito era quello di andare a prelevare persone in difficoltà, che stavano male. Quindi in un contesto che tutto poteva ispirare, fuorché pulsioni sessuali”.

I legali: “Siamo fiduciosi”

I due avvocati dell’uomo, Cosimo Maggiore e Tom Servetto, quest’ultimo contattato dal nostro giornale, hanno fatto sapere:

“Siamo fiduciosi” che la Cassazione annulli la sentenza data nei confronti del nostro assistito”.

I due legali, inoltre hanno elencato alcuni errori interpretativi da parte dei giudici.

Assolto in primo grado

Tempo fa l’uomo, in primo grado, fu assolto con formula piena. Il Tribunale aveva trasmesso gli atti alla procura chiedendo di procedere nei confronti della vittima per calunnia e giudicato la vittima inattendibile in quanto “non grida, non urla, non piange”.

Per la donna, l’assoluzione fu un brutto colpo e commentò, tra le lacrime,  la scelta dei giudici:

“Quella sentenza mi ha ucciso”.

Nel processo di secondo grado, nel 2019, Raccuia aveva di nuovo evitato la condanna. Questa volta la vittima era stata ritenuta attendibile, era emersa pienamente la sua fragilità.

Bocche cucite

Su questo fatto che ha coinvolto la Croce Rossa di Torino, il presidente della CRI Piemonte, Vittorio Ferrero non ha voluto rilasciare dichiarazioni alle domande poste dal nostro giornale.