SANITA'

Torino, record alle Molinette: maratona di 36 ore con 5 trapianti di fegato salvano cinque vite

Un'eccezionale sequenza chirurgica diretta dal professor Renato Romagnoli, con tecniche all'avanguardia e due interventi in modalità "split"

Torino, record alle Molinette: maratona di 36 ore con 5 trapianti di fegato salvano cinque vite
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Una sequenza chirurgica senza sosta, caratterizzata da altissime competenze e tecnologie d’avanguardia. Per 36 ore consecutive, tra le ore 8 di venerdì 30 ottobre e le ore 20 di sabato 31 ottobre 2026, il blocco operatorio del Centro Trapianto Fegato dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino ha lavorato a pieno ritmo sotto la guida dell’équipe medico-chirurgica diretta dal professor Renato Romagnoli. Il bilancio è straordinario: 5 trapianti di fegato eseguiti con successo, di cui 2 resi possibili grazie alla tecnica split (la divisione dell’organo di un donatore deceduta in due parti per trattare un adulto e un bambino).

Il primo intervento: il trapianto combinato fegato-rene

La maratona si è aperta la mattina di venerdì 30 ottobre con una donna di 44 anni, residente in Liguria, affetta da policistosi epato-renale e in attesa di un trapianto combinato da oltre tre anni. Ricevuto l’organo compatibile da una regione limitrofa, il professor Romagnoli e la sua équipe hanno rimosso il fegato malato del peso di oltre 10 chili e impiantato quello donato. Per preservare al meglio le condizioni della paziente, in accordo con il professor Luigi Biancone (direttore del programma trapianto di rene) e la chirurga vascolare Claudia Melloni, l’impianto del rene del donatore è stato posticipato alla giornata successiva grazie all’impiego di macchine da perfusione d’organo ex situ, che consentono una prolungata conservazione degli organi.

La tecnica split: salvati un bimbo e una donna

Nel pomeriggio di venerdì è rientrata l’équipe di chirurghi dal Sud Italia con il fegato di un donatore adulto, destinato a un bimbo torinese di 22 mesi affetto da epatoblastoma e seguito dall’Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita diretto dalla professoressa Franca Fagioli. Sfruttando la perfusione ipotermica ossigenata, il professor Romagnoli ha diviso il fegato in due parti: la porzione sinistra è stata trapiantata sul piccolo paziente di 13 chilogrammi, mentre la parte destra è stata mantenuta in perfusione ex situ per altre tre ore, il tempo necessario per preparare la terza ricevente. Quest’ultima, una donna torinese di 62 anni affetta da cirrosi epatica epatite C-relazionata complicata da epatocarcinoma, ha ricevuto con successo l’altra metà dell’organo.

Dal pinerolese agli ultimi interventi della maratona

All’inizio della notte i chirurghi prelevatori sono ripartiti alla volta di un nuovo prelievo in Piemonte, coordinati dalla dottoressa Anna Guermani (Direttore del Coordinamento Regionale Donazioni e Prelievi). Sabato mattina l’organo è stato trapiantato su una ragazza di 24 anni originaria del pinerolese, affetta da epato-colangite autoimmune in attesa da oltre un anno.

Contemporaneamente, un’altra équipe affrontava l’ultimo intervento su un uomo di 58 anni, anch’egli affetto da cirrosi epatica epatocarcinoma-complicata, sottoposto in precedenza a radioembolizzazione dai radiologi interventisti e medici nucleari delle Molinette. L’intervento si è concluso in prima serata, completando la sequenza di cinque vite salvate.

Il valore della rete e della multidisciplinarietà

Tutti i pazienti si trovano attualmente ricoverati nell’Area Semintensiva Chirurgica del Centro Trapianti Fegato, con condizioni in progressivo miglioramento. Dietro questo risultato eccezionale vi è il lavoro sinergico del Centro Regionale Trapianti (guidato dal dottor Federico Genzano), del Servizio 118 regionale e degli autisti della Città della Salute.

«Multidisciplinarietà e competenze di livello internazionale contraddistinguono l’attività del Centro Trapianti delle Molinette», ha dichiarato il Direttore generale Livio Tranchida, sottolineando come la perfetta macchina organizzativa dell’ospedale non abbia eguali in Europa e rivolgendo un profondo ringraziamento ai donatori e alle loro famiglie per il generoso atto d’amore alla base di ogni rinascita.