Il tessile novarese cresce in Europa, ordini e cataloghi passano dai portali B2B

Nel primo semestre le vendite all'estero del comparto salgono del 20,4%, trainate da Francia e Spagna. Con più clienti oltreconfine cambia anche il modo di raccogliere gli ordini, e si pone la questione di dove stiano sito e dati.

Il tessile novarese cresce in Europa, ordini e cataloghi passano dai portali B2B
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Nel Novarese il tessile e l’abbigliamento chiudono la prima metà del 2026 con un passo che il resto del Paese non ha tenuto. Le esportazioni del comparto hanno raggiunto i 330 milioni di euro, il 20,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, mentre il dato nazionale del settore resta in calo dello 0,7%. I numeri sono quelli dell’Osservatorio Export delle province di Novara e Vercelli, elaborato dalla Fondazione Edison su dati Istat.

Francia e Spagna trainano le vendite del distretto

A spingere sono soprattutto i mercati vicini. La Francia, primo cliente, vale 92,1 milioni di euro con un aumento del 41%, e la Spagna cresce quasi nella stessa misura, al 40,9%. Vanno bene anche Germania, Austria e Paesi Bassi, mentre gli Stati Uniti arretrano del 26%.

Gli ordini si spostano sul sito aziendale

Chi lavora con decine di clienti sparsi tra Lione e Barcellona si trova a gestire listini in più lingue, collezioni che cambiano a ogni stagione e riordini che arrivano a qualsiasi ora. Un’area riservata sul sito permette al buyer di consultare il campionario, verificare le disponibilità e inoltrare l’ordine senza passare ogni volta dall’ufficio commerciale. Nello stesso spazio possono trovare posto le schede tecniche dei tessuti e le certificazioni di filiera che i marchi della moda chiedono ai propri fornitori.

Il portale, però, porta con sé informazioni che prima restavano negli archivi interni: anagrafiche dei clienti e condizioni commerciali riservate. E quando il catalogo online diventa il canale principale, un sito irraggiungibile nei giorni in cui si chiudono gli ordini della collezione si traduce in ordini persi.

Server in Italia o all’estero, una scelta che riguarda anche la privacy

I nomi e i recapiti dei referenti sono dati personali, e il regolamento europeo sulla protezione dei dati, applicato dal 2018, consente di trasferirli fuori dall’Unione solo in presenza di garanzie specifiche, come le clausole contrattuali approvate dalla Commissione europea. Le regole valgono per qualunque impresa tratti dati di persone che si trovano nell’Unione, compresi i buyer francesi o spagnoli che accedono al portale di un’azienda novarese. Il Paese in cui si trovano i server, quindi, può entrare nei contratti con i clienti e nelle verifiche che i loro uffici acquisti svolgono sui fornitori.

Chi preferisce tenerli in Italia non deve guardare lontano. A Torino, a un’ora d’auto da Novara, si trovano data center usati anche da fornitori di hosting con sede altrove (tra questi VHosting, società milanese che affianca alla struttura torinese quelle di Milano, Settimo Milanese e Cornaredo). La società dichiara la certificazione Iso 27001 sulla sicurezza delle informazioni e la qualificazione dei propri servizi da parte dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale. Per un’azienda che apre un portale B2B, poter dire ai compratori dove risiedono i dati e quali standard applica chi li gestisce diventa parte del rapporto di fornitura.

La questione riguarda da vicino proprio i mercati che contano di più per il distretto. Francia, Germania e Spagna, tutti Paesi dell’Unione, assorbono insieme il 58,4% dell’export tessile della provincia di Novara.