Il 3 ottobre la sala Auditorium del Grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino ha ospitato il convegno intitolato “1926-2026: cento anni sulla neve, cento anni al servizio degli altri”, promosso per celebrare il centesimo anniversario della Squadra di Montagna ANPAS Croce Verde Torino. L’evento, moderato dal coordinatore delle celebrazioni per i 120 anni dell’associazione Marino Properzi, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, tra cui la consigliera Paola Antonetto e l’assessore allo Sviluppo e promozione della Montagna Marco Gallo. Quest’ultimo ha consegnato una targa celebrativa al presidente della Croce Verde Torino, Mario Paolo Moiso, per omaggiare un secolo di volontariato, professionalità e dedizione al servizio della comunità.
Dalle origini di Gino Olivetti alle grandi competizioni internazionali
La storia della Squadra affonda le radici nel 1926 per iniziativa di Gino Olivetti, già fondatore dell’associazione insieme a Cesare Lombroso e presidente dal 1910 al 1938. Nato come gruppo escursionistico, il nucleo originario si è evoluto accompagnando lo sviluppo dello sci in Piemonte, operando già negli anni Trenta sulle piste di Sestriere e Sauze d’Oulx e sviluppando nel 1934 i primi modelli di toboga per il trasporto degli infortunati. Nel corso dei decenni, i volontari hanno garantito l’assistenza nei più prestigiosi appuntamenti sportivi, dalla Coppa del Re fino ai Mondiali del 1997, ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Torino 2006, alle Universiadi del 2007, ai FISU World University Games e agli Special Olympics del 2025. Oggi la Croce Verde Torino, che nel 2027 compirà 120 anni dalla fondazione, conta circa 1.400 volontari, oltre 80 mila interventi annuali e 60 ambulanze, con la sezione di montagna composta da quasi cento elementi altamente specializzati provenienti da varie Pubbliche Assistenze ANPAS piemontesi.
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L’analisi scientifica degli infortuni e la trasformazione dei traumi
Durante l’incontro è stato dato ampio spazio all’esame di circa 50.000 interventi effettuati in oltre settant’anni, grazie ai contributi dei medici Raimondo Piana, direttore della Chirurgia Oncologica Ortopedica del CTO di Torino e volontario da 38 anni, ed Erico Schiavone, specialista in traumatologia ed ex primario a Biella, volontario da 51 anni. Dalla rilevazione emerge un drastico calo delle fratture a tibia, perone e caviglia, a fronte di un aumento dei traumi cranici, delle lesioni a femore e bacino e dei traumi alla spalla, mentre le lesioni al ginocchio rimangono stabili. Questo mutamento è legato alla trasformazione delle piste, oggi più ampie e prive delle irregolarità del passato, e alle caratteristiche delle attrezzature moderne che consentono velocità maggiori, aumentando l’incidenza degli sconti tra sciatori. Per ridurre i rischi, la Squadra ribadisce l’importanza della prevenzione, dell’educazione per i giovani e della raccolta omogenea dei dati a livello nazionale.
Formazione di alto livello e presenza attiva sui comprensori alpini
L’esigenza di standard di intervento omogenei è stata approfondita da Giovanni Giuseppe Gatti, responsabile della Scuola Soccorso Piste ANPAS “Pino Peirasso”. Il percorso formativo per i volontari richiede circa 360 ore complessive tra abilitazione DAE, certificazione 118, gestione dell’ipotermia e trattamento del trauma, oltre all’attività dell’Academy per il perfezionamento della tecnica sugli sci. Come illustrato dal coordinatore Stefano Balagna Ranin, gli 87 volontari attuali garantiscono la copertura invernale nei comprensori di Bardonecchia, Prali, Montoso-Rucas, Sauze d’Oulx, Sestriere, Claviere e Sansicario. Nel solo 2026 la Squadra ha assicurato 1.547 giornate di servizio e oltre 950 soccorsi, con la motoslitta di Bardonecchia che ha percorso più di 400 chilometri. Il gruppo collabora con realtà come il Corpo Volontari Ambulanza Valle Vigezzo, la Croce Bianca di Bolzano e il Soccorso Alpino di Trento, lavorando ora a un modulo formativo specifico per la sicurezza degli atleti con disabilità e guardando al futuro con lo storico motto “Incontriamoci mai… ci siamo sempre”.