Le frodi e gli abusi nella sanità pubblica italiana hanno un impatto economico stimato in circa 6 miliardi di euro ogni anno, pari al 5,59% della spesa sanitaria pubblica. È quanto emerso durante il seminario “La prevenzione di frodi e abusi per una corretta gestione della sanità regionale“, ospitato a Palazzo Lascaris e organizzato congiuntamente dalle Commissioni Legalità e Sanità del Consiglio regionale. Al centro del confronto la necessità di rafforzare la prevenzione attraverso digitalizzazione, trasparenza e sistemi di controllo più efficaci.
Sei miliardi di danni
Secondo le stime presentate nel corso dell’incontro, frodi e abusi incidono per circa il 5,59% della spesa sanitaria pubblica italiana, con un costo di circa 6 miliardi di euro all’anno. Tra le principali soluzioni indicate figurano l’uniformità e l’interoperabilità dei software utilizzati dalle aziende sanitarie, il rafforzamento del whistleblowing – il sistema che consente di segnalare in modo protetto illeciti e irregolarità – e una maggiore diffusione della cultura della trasparenza e dell’anticorruzione nella pubblica amministrazione.
Busia: prevenzione decisiva
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Giuseppe Busia, che ha sottolineato come la prevenzione rappresenti lo strumento più efficace per difendere il sistema sanitario.
“La prevenzione, non la repressione, è la leva decisiva per proteggere la sanità. Le regole anticorruzione, se ben applicate e digitalizzate, non sono un freno burocratico ma un volano di efficienza, qualità delle cure e fiducia del cittadino”.
Busia ha evidenziato come il settore sanitario, che assorbe oltre un quarto della spesa pubblica destinata a lavori, servizi e forniture, sia particolarmente esposto a pratiche scorrette a causa dell’elevata asimmetria informativa tra medico e paziente. Da qui la proposta di costruire una vera e propria “alleanza per l’integrità”, valorizzando anche il ruolo dei whistleblower.
Le proposte della Gimbe
Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha illustrato il report dedicato all’impatto economico di frodi e abusi, individuando alcune criticità strutturali: frammentazione della terminologia, scarsa interoperabilità dei sistemi informativi, controlli concentrati soprattutto sulle verifiche successive ai fatti e conflitti di interesse.
Tra le proposte avanzate figurano la creazione di un osservatorio nazionale che integri dati amministrativi, contabili e giudiziari già disponibili, l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale predittiva per individuare tempestivamente anomalie e il rafforzamento della trasparenza nella fase di programmazione dei fabbisogni sanitari, prima ancora delle procedure di appalto.
L’esperienza del Piemonte
La sottosegretaria della Giunta regionale Claudia Porchietto ha evidenziato la necessità di passare da una gestione reattiva della spesa sanitaria a una gestione proattiva, facendo leva sugli strumenti di analisi per migliorare i servizi ai cittadini e favorire una collaborazione tra Giunta e Consiglio regionale.
Il presidente della Commissione Sanità, Luigi Icardi, ha invece ripercorso il progetto “Gli anticorpi della corruzione”, sviluppato con Agenas durante la pandemia da Covid-19. Ha ricordato l’istituzione dell’unità di crisi nel 2019, la creazione di un settore dedicato agli acquisti per prevenire truffe e proroghe improprie dei contratti e l’avvio di un ufficio anticorruzione nella direzione Sanità, impegnato sui temi degli appalti, delle liste d’attesa e dei rapporti con le case farmaceutiche.
Icardi ha inoltre sottolineato l’importanza della formazione continua del personale e la necessità di superare la frammentazione dei sistemi informativi delle Asl, oggi numerosi e non comunicanti tra loro.
Controlli e cultura
La responsabile del settore Anticorruzione e vigilanza sui contratti e sulle strutture pubbliche e private in Sanità, Laura Benente, ha evidenziato i progressi compiuti nel contrasto all’illegalità, pur sottolineando come resti ancora molto da fare sul piano culturale e organizzativo.
Anche il presidente dell’Organismo regionale per il controllo collaborativo (Orecol), Luca Libra, ha ribadito l’esigenza di un sistema informativo unico e di un modello di controllo preventivo capace di intervenire non solo sui reati, ma anche sulle inefficienze amministrative e sulle asimmetrie informative che possono produrre danni concreti ai cittadini.
Focus sulla prevenzione
Nelle conclusioni, il presidente della Commissione Legalità, Domenico Rossi, ha ribadito la necessità di spostare l’attenzione dai controlli successivi ai fatti a una strategia di prevenzione ordinaria.
Tra le priorità indicate figurano l’integrazione dei flussi informativi, la piena digitalizzazione delle procedure, una maggiore trasparenza sulle liste d’attesa, il rafforzamento degli uffici regionali anticorruzione e un più stretto coordinamento tra tutti gli organismi impegnati nella legalità e nei controlli. Rossi ha inoltre annunciato che sarà valutata l’attivazione di un programma strutturato di audizioni per approfondire ulteriormente il tema e individuare nuove misure di prevenzione.