under 17 femminile

Pozzo con la Juventus esulta per lo scudetto

La ragazza ha segnato anche nel 2-0 della finale contro l’Inter

Pozzo con la Juventus esulta per lo scudetto

Ci sono storie che cominciano senza fare rumore, ai bordi di un campo, con una bambina che guarda e aspetta il proprio turno.

Pozzo con la Juventus esulta per lo scudetto

Chiara Pozzo, classe 2010, quel turno se lo è preso presto. Prima osservando il fratello Emanuele, di 3 anni più grande, muovere i primi passi nel Gassino; poi facendo capire, con l’ostinazione semplice dei bambini, che anche lei voleva entrare in campo, rincorrere il pallone, sporcarsi le scarpe, sentirsi parte di quel gioco. Oggi quel gioco è diventato una strada. E quella strada ha portato Chiara fino alla Juventus, fino alle finali nazionali, fino a due Scudetti giovanili cuciti nel palmares. L’ultimo è arrivato a Milano Marittima, allo stadio Germano Todoli, nella finalissima Under 17 vinta contro l’Inter sabato 27. Una giornata da ricordare per tutta la squadra bianconera, ma anche una partita in cui la ragazza di Castiglione Torinese ha lasciato un’impronta netta, profonda, impossibile da ignorare.

La ragazza classe 2010 ha iniziato nel Gassino e ha segnato anche nel 2-0 della finale contro l’Inter

La Juventus di Luca Scarcella è scesa in campo con idee chiare, personalità e una voglia feroce di riportare a Torino un titolo che in Under 17 mancava da 7 anni. Nel 4-2-3-1 bianconero, Chiara Pozzo ha occupato la corsia destra con il numero 7 sulle spalle e con l’atteggiamento di chi sa che una finale non si aspetta: si aggredisce. Fin dai primi minuti ha dato alla partita il suo ritmo. Accelerazioni continue, strappi verso il fondo, duelli affrontati senza timore, palloni giocati con lucidità anche nei momenti più caldi. Sulla sua fascia, l’Inter ha presto capito che sarebbe stato un pomeriggio lungo. Pozzo non si è limitata a correre: ha letto gli spazi, ha aperto il campo, ha creato superiorità, ha costretto le avversarie a rinculare. Ogni volta che riceveva palla sembrava poter succedere qualcosa. E in effetti qualcosa è successo presto, perché il vantaggio juventino nasce anche dal lavoro preparatorio della numero 7. La sua presenza larga sulla destra crea le condizioni per la sovrapposizione di Marinotto, brava poi a servire l’assist per Grigolo, che firma l’1-0. È il primo colpo della Juventus, quello che indirizza la finale. Ma per Chiara Pozzo non basta essere dentro l’azione: il destino le riserva anche il momento della firma personale. Il raddoppio bianconero è un piccolo manifesto della sua partita. L’azione parte ancora da destra, dal suo regno naturale. La palla arriva a Grigolo, che la difende con forza e intelligenza tra due avversarie al limite dell’area. Poi la sfera torna nella disponibilità di Pozzo, che non ci pensa troppo: controlla, calcia, trova un fendente preciso e potente che non lascia scampo a Ferraro. È il gol del 2-0. È il colpo che pesa come una sentenza. È il momento in cui la Juventus mette davvero le mani sulla coppa e non le toglie più. Attorno a Chiara esplode l’abbraccio delle compagne, ma in quel tiro c’è molto più di una giocata riuscita. C’è la strada percorsa da Gassino alla Juventus, ci sono i pomeriggi di allenamento, i sacrifici della famiglia, le corse su e giù per la fascia, le finali vinte e quelle perse, perché anche le delusioni, nello sport, sanno diventare benzina. La scorsa stagione, infatti, Chiara aveva già sfiorato un altro tricolore con l’Under 15, perdendo la finale contro il Milan. Anche lì era riuscita ad andare in gol, ma non era bastato. A Milano Marittima, invece, la storia ha scelto un finale diverso. Pozzo ha segnato, la Juventus ha vinto, e quella delusione è rimasta alle spalle, trasformata in esperienza. Ora il bis la colloca tra le giovani più titolate del panorama bianconero recente. Due Scudetti prima ancora di compiere il pieno salto verso il calcio delle grandi: abbastanza per essere orgogliosi, non abbastanza per sentirsi arrivati. A Castiglione e Gassino, intanto, questa storia ha il sapore delle cose belle che nascono vicino a casa. Era cominciata con un fratello da seguire, un pallone da desiderare, un campo da conquistare. Oggi Emanuele ha chiuso la sua avventura calcistica, mentre Chiara continua a scrivere la propria, portando con sé anche quel primo esempio familiare che le ha aperto la strada. Da bambina trattenuta a fatica fuori dal campo a protagonista di una finale Scudetto con la Juventus, il passo sembra lungo. Lei lo ha percorso correndo. Sulla fascia destra, naturalmente.