CRISI TARIFFE

Sanità privata, per il rinnovo dei contratti cruciale l’aumento delle tariffe regionali

Mancano i fondi per adeguare gli stipendi delle strutture accreditate alle retribuzioni pubbliche

Sanità privata, per il rinnovo dei contratti cruciale l’aumento delle tariffe regionali

La Quarta Commissione, presieduta da Daniele Valle, ha sentito i rappresentanti piemontesi di AIOP, Giancarlo Perla, Paolo Berno, Paolo Monferino, Ivan Bedeschi, e di ARIS, Marco Salza e Gian Paolo Zanetta, per approfondire la situazione dei lavoratori della sanità impiegati nelle strutture accreditate o convenzionate.

Lunedì 25 maggio 2026 il Consiglio regionale ha esaminato la situazione legata a un ordine del giorno approvato all’unanimità il precedente 12 maggio, presentato dalla consigliera Alice Ravinale (Avs). Il documento impegna la Giunta regionale “ad assumere un ruolo attivo nella vertenza relativa al rinnovo dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro”, “avuto riguardo al settore e alla categoria produttiva di riferimento, nonché all’attività principale o prevalentemente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro”.

Trattativa tariffe e fuga di personale verso il pubblico

Il nodo centrale riguarda la copertura economica necessaria per allineare gli stipendi al settore pubblico, vincolata all’aggiornamento dei budget regionali e delle tariffe massime per le prestazioni. I rappresentanti datoriali hanno detto di “riconoscere il diritto dei lavoratori ad un contratto equo, che va sottoscritto il prima possibile”, ma hanno sottolineato che “è cruciale la trattativa in corso con il Ministero per il rinnovo delle tariffe massime per le prestazioni, ferme dal 2012. Ad oggi, per il 2026 è previsto un incremento tariffario lineare tra il 3 e il 4 per cento, insufficiente a coprire anche solo il costo del personale”.

Rispondendo alle domande della componente dell’assemblea Ravinale, di Monica Canalis, Gianna Pentenero (Pd) e del presidente Valle, gli auditi hanno parlato di un “settore in crisi, con un budget fermo a 698 milioni da 14 anni e costi in aumento. Una condizione che ha portato alla chiusura di numerose strutture associate e ad un flusso di lavoratori in uscita importante negli ultimi due anni a causa del delta economico con il settore pubblico”.