Subsonica, Torino è pronta a celebrare i 30 anni della band, da martedì 31 marzo il primo dei 4 concerti alle OGR. Per il video servizio clicca qui
Subsonica, Torino è pronta
Attraversare il ponte Vittorio Emanuele I con la Chiesa della Gran Madre alle spalle per raggiungere piazza Vittorio Veneto, mentre in auto vibrano i file del pre-ascolto di Terre Rare, l’undicesimo album in studio di inediti dei Subsonica, è il modo migliore per immergersi nel «collettivo» torinese che si appresta a vivere il traguardo dei trent’anni di attività. Un nuovo disco, uscito il 20 marzo 2026, Terre Rare, appunto; quattro concerti alle Ogr di Torino – 31 marzo, 1-3-4- aprile 2026: tutti sold out, mostre e appuntamenti diffusi per il capoluogo e, infine, un lungo tour estivo.
Da dove tutto iniziò
«Generalmente, in questi casi, le band pubblicano un greatest hits e celebrano così il traguardo», sottolinea Federico Sacchi music-teller che ha fatto da guida nell’incontro con i subsonici di Torino, nella Sala dei Mappamondi dell’Accademia delle Scienze, sala iconica nel ventre della città, che invita ad entrare nell’Universo dei Subsonica. E per attraversare il portale d’ingresso verso la loro dimensione sonora l’appuntamento è al civico 2 della piazza più grande d’Europa, a «Casa Sonica». Immagine simbolo. Nel laboratorio elettronico della famiglia Casacci (del padre di Max) i cinque hanno iniziato a comporre musica. Mai banale. Da lì, poi, la passeggiata sotto i portici di via Po (quelli di “Istrice”) con lo sguardo verso l’alto ad osservare le fotografie della mostra “en plein air”, che la Città ha dedicato al «suo» gruppo. «Le nostre scelte non sono mai basate sulle semplicità. Mai fatto musica per diventare famosi», spiega Samuel, la voce del gruppo. «Siamo mossi dall’urgenza di scrivere per passione e per raccontare e raccontarci e farci conoscere come persone. Il momento più bello è continuare a farlo e scrivere anche dopo 30 anni; da “Realtà Aumentata” (il penultimo album) è cambiato qualcosa e “Terre Rare” è un nuovo inizio. Ma quando hai una longevità come la nostra, ti puoi lasciare cadere la vestaglia della notorietà e far accadere cose (abbastanza) incredibili». E tra le cose incredibili successe anche esperienze parallele che hanno fatto pensare a carriere separate. «Io non potrò più essere un cantante solista, perché sono la voce dei Subsonica, con la struttura dei subsonici. Quando non lo sono stato ne ho sentito la mancanza e non accadrà mai più». E’ la dichiarazione d’amore di Samuel al gruppo.
Terre Rare: la maturità
Terre Rare rappresenta la fase della maturità. Hanno riscritto i parametri e le aspettative: a partire da “Al Confine”, il primo pezzo dell’album che inizia con un introduzione sonora di 30 secondi e che continua con un minuto e mezzo senza ritornello; fuori da ogni paradigma commerciale e radiofonico. Ma loro l’hanno fatto. «Noi ci sentiamo un oggetto di cura speciale» sorride Max Casacci. «In particolare di Silvia, la nostra manager e più in generale di chi si occupa della nostra discografia e i concerti. Probabilmente è un beneficio di chi arriva qui dopo trent’anni di attività. Se noi dovessimo fare le nostre scelte per nutrire l’algoritmo (per garantirsi visibilità e successo, ndr), dovremmo fare un’amputazione alle nostre capacità. La nostra è una connessione non è una professione. Se avessimo dovuto agire nei tempi stabiliti dal mainstream, avremmo dovuto fare una sequenza di singoli: ma quelli non siamo noi. Non sarebbero i Subsonica. Noi apparteniamo agli Anni Novanta, generazione che con quella dei Settanta, è quella che ha esperimentato di più. Non solo filosofia melodica. Se così non fosse non avremmo aperto il nuovo album con un suono enigmatico (e ipnotico, ndr) tirato fuori da chissà quale cassetto (elettronico) di Boosta, che ti fa entrare in un portale che ti risucchia in un’altra dimensione, al confine del non definito. Tra giorno e notte; clandestino e regolare; vita e morte; per andare ad abitare un’altra dimensione.
Teorie Strane
Il tutto in contesti precisi e pertinenti all’attualità: “Teoria strane” sembra scritto per la visita di Peter Thiel in Italia e le sue conferenze a porte chiuse (solo per milionari) sul ritorno dell’Anticristo. Ma questo non lo puoi fare in pillole di tre minuti. Il dovere di un artista è far sentire speciale chi lo segue. Inseguire i gusti delle persone è sbagliato e io non credo che si debba farlo, ma guidare le persone altrove». Non solo. «Questo album interpreta un presente che viviamo tutti quanti. Cerchiamo di non nascondere la nostra sensibilità e pensiero. Non marchiamo brani in forma di slogan. Il concerto non deve diventare una sorta di “messa”. Diamo indicazioni, vero, ma non costringiamo a “skippare”. Sono testi che non chiudono il cerchio e non tolgono l’ossigeno a chi non la pensa come noi».
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Comfort? Macché!
E sul tappeto musicale su cui sono appoggiate le parole è Boosta che parla di «stratificazione del suono vicini a Talking Heads o Brian Eno: più ascolti i pezzi e più senti sfumature nuove. E non credo che questo sia un rischio perché la musica è il nostro posto sicuro e in quanto tale, non ci sono rischi. Il rischio ci sarebbe se tu scegliessi – consapevolmente – di fare qualcosa di diverso da quello che sei! Siamo predatori di influenze e suoni di cui abbiamo bisogno. La nostra è un’urgenza e una necessità». E sulle sonorità è Vicio, il bassista che spiega: «Con un basso senza tasti, (fretless) “Al Confine” è nata come una sorta di jam session tra noi, e quella scala modale di basso è rimasta quella fin dall’inizio. (E cita i 99 Posse, gruppo napoletano, “con nuovi accordi e nuove scale”). L’utilizzo del guembri (strumento composto da un bastone con tre corde di budello) è una follia voluta e stimolata dal viaggio a Essaouira in Marocco. «Ne abbiamo comprati due, uno io e l’altro Max (sorride Vicio): è uno strumento che porta fuori alla zona confort, oltre il confine di un’esperienza che è stata fortissima». Che ha condizionato parecchio le sonorità mentre le atrocità del Mondo, a partire dalle guerre, hanno stimolato i testi, molto politici. E ascoltare l’inizio e la fine dei trent’anni di musica dei Subsonica – il primo album omonimo del 1996 e Terre Rare, l’ultimo del 2026 – è come fare l’amore a 20 o a 50 anni: la maturità dei Subsonica, fa tutta la differenza del mondo.
Maurizio Vermiglio