Il caso

Allarme minori a Torino, Musti: «Commettono qualsiasi tipo di reato»

La procuratrice generale lancia l’allerta durante l’Anno giudiziario: periferia nord osservata speciale

Allarme minori a Torino, Musti: «Commettono qualsiasi tipo di reato»

«A Torino i minori compiono ormai qualsiasi tipo di reato». Questo l’allarme lanciato dalla procuratrice generale Lucia Musti, durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

Allarme minori a Torino

Un ‘grido’ che risuona con particolare forza nella periferia nord della città, dove il fenomeno appare più radicato e visibile, tra disagio sociale, fragilità educative e presenza diffusa di microcriminalità. È in questi quartieri che il disagio giovanile si trasforma più spesso in devianza, rendendo il problema non solo giudiziario ma profondamente sociale.

Secondo Musti «i ragazzi sono oggi coinvolti in quasi ogni ambito criminale: omicidi, reati legati al codice rosso, possesso illecito di armi, terrorismo internazionale, spaccio e delinquenza di strada».

Una realtà che fotografa «periferie non solo geografiche ma delle anime dei nostri giovani e giovanissimi», continua Musti, a testimonianza di come il nodo centrale del problema sia educativo e culturale prima ancora che repressivo. Ed è proprio nella periferia nord della città che si concentrano molte delle situazioni più critiche, tra famiglie in difficoltà, dispersione scolastica e carenza di spazi di aggregazione.

A preoccupare ulteriormente è un elemento aggravante: «I genitori sono persino infastiditi dall’intervento dell’autorità giudiziaria», aggiunge Musti. Un atteggiamento che, secondo il procuratore, indebolisce il patto educativo e rischia di legittimare comportamenti sbagliati. Le famiglie dovrebbero collaborare con la scuola, condividendo responsabilità e modelli di crescita coerenti. Invece, si registrano casi di adulti che contestano l’azione della magistratura o che non riconoscono la gravità delle condotte dei figli.

Anche il sistema scolastico è chiamato a fare la propria parte: dall’infanzia fino all’università, l’istruzione deve tornare a essere presidio formativo e non terreno di tensioni o illegalità. Il richiamo alle occupazioni universitarie è esplicito. Sul piano normativo, il decreto Caivano ha ampliato la possibilità di applicare misure cautelari anche per reati come violenza, resistenza a pubblico ufficiale e spaccio.

Questo ha determinato un aumento dei giovani detenuti nell’istituto penale minorile, sia per l’estensione dei tempi delle misure sia per la possibilità di sostituire la permanenza in comunità con il carcere. Ma resta la difficoltà di trovare strutture idonee dove collocare i minori sottoposti a provvedimenti cautelari, criticità già segnalata al Dipartimento della Giustizia minorile.

L’allarme lanciato dal procuratore riguarda il futuro di intere aree cittadine. E nella periferia nord di Torino il fenomeno è percepito come emergenza quotidiana: qui la fragilità educativa si intreccia con marginalità economica e carenza di opportunità. Per questo l’appello finale è rivolto a tutte le componenti della società: solo un’alleanza tra famiglie, scuola, istituzioni e territorio potrà colmare quel vuoto formativo che oggi alimenta la deriva di troppi ragazzi.