L'INTERVISTA DI OTTAVIO CURRA'

Verde urbano, l’agronomo Zanzi: “Un albero alto o cavo non è automaticamente pericoloso”

Secondo l'agronomo è fondamentale continuare con la piantumazione di nuovi platani nelle città per tutelare la salute delle persone e rendere i quartieri più freschi.

Verde urbano, l’agronomo Zanzi: “Un albero alto o cavo non è automaticamente pericoloso”

In un periodo prostrato fortemente dai cambiamenti climatici che mettono a dura prova la vita dell’uomo in molte zone del nostro paese, è importante continuare a raccontare i temi dell’ambiente e tutto ciò che riguarda il verde urbano nelle nostre città.

Nei giorni scorsi abbiamo intervistato l’agronomo Massimo Tirone che si occupa della gestione del verde nei comuni del Torinese.

Questa mattina, giovedì 19 febbraio 2026, abbiamo intervistato Daniele Zanzi, agronomo di fama internazionale, che si è occupato più volte della questione degli alberi di corso Belgio a Torino e con lui abbiamo discusso, ancora una volta, di alberi, gestione del verde centri urbani e quali siano le tecniche migliori per valutare lo stato di salute delle piante.

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  • La tomografia sonica (o acustica) si usa ancora poco come strumentazione per valutare la salute degli alberi, spesso ci si affida di più ad un’analisi visiva. Non andrebbe resa obbligatoria per evitare che si facciano abbattimenti non necessari?

“Si, anche se non è certo garanzia al 100% di avere una diagnosi esatta. Mi spiego meglio: come tutti gli strumenti scientifici sono solo dei mezzi a disposizione di chi effettua i controlli. La tomografia sonica la conosco molto bene, il primo tomografo fu utilizzato proprio qui a Varese insieme al professore Steven Rast che venne qua per parlare con le persone, i professionisti impegnati sul campo.

Iniziammo delle sperimentazioni usando lo strumento e rimuovendo le piante successivamente per confrontare i dati e la realtà. Io sono stato il primo agronomo in Italia ad  utilizzarlo.

La tomografia ha rappresentato, nel tempo, qualcosa in più rispetto al ‘restistograph’, però, è sempre un’indagine puntuale. Preciso: da solo la visione di un certo punto dell’albero, dimenticando che l’albero è un organismo vivente, formato da più parti (radici, tronco, chioma) che reagisce a seconda dei suoi bisogni.

Il tomografo da una visione molto rapida di quello che è un punto preciso, ma non mi dice nulla sulle dinamiche, ovverosia sul fatto che un albero può cedere se sottoposto a forze esterne.

Quindi, ribadisco, il tomografo è un validissimo strumento che ha dei limiti e bisogna conoscerlo perché non ci permette di fare la diagnosi definitiva (condanna a morte o sopravvivenza).

E’ come un medico che si affida solo alla lettura dell’elettrocardiogramma per dire “tu morirai” e “tu potrai sopravvivere”. E’ uno strumento che va interpretato, utilizzato nel migliore dei modi ma non è uno ‘strumento finale’.

  • Un albero alto è automaticamente pericoloso?

“E’ un altro mito da sfatare. Vede…la differenza tra me e un albero è il movimento. L’albero dove lo metti sta poi lì, non si muove come noi umani. Se la sua genetica è di farlo crescere fino a 50 metri è chiaro che mette in atto crescite adattive per compensare e sorreggere la sua altezza. Quindi un albero alto che non abbia patologie, è un albero che in sé ha la forza per arrivare a 60 metri. Perciò, sottolineo, non è un simbolo di pericolosità o che deve spaventarci.

Molte volte ho dato una spiegazione filosofica: spesso nella nostra visione antropocentrica, ci spaventa tutto ciò che cresce più di noi. Noi umani vogliamo dominare la natura ma dobbiamo pensare che lei è più forte di noi”.

  • Un albero cariato è pericoloso o può vivere tranquillamente anche in ambito urbano?

“Vede, in arboricoltura ci sono molte risposte semplicistiche. Bisognerebbe capire prima di tutto perché un albero è cavo.

In genere un albero è cavo perché ci sono delle barriere di compartimentazione, ovverosia l’unico modo che hanno le piante di sopravvivere ai danni interni, non è quello di guarire di mettere nuovi tessuti nella stessa posizione ma di crescere con crescite adattive attorno al difetto al suo interno.

Quello che sto dicendo che un albero è cavo dopo essere stato ferito. Attraverso le ferite poi si inseriscono i funghi cariogeni che demoliscono il legno all’interno. Tutto ciò che cresce dopo viene isolato da barriere, ecco perché dopo la nascita delle cavità possiamo contare 80 anni di legno sano.

Comprendendo questo concetto si capisce tutto. Il problema che molti si fermano all’aspetto esterno ed estetico. Pensi che ho visto eucalipti alti 90 metri in Australia completamente cavi ancora in vita. Dipende tutto dalla consistenza del legno che si crea nel tempo dopo il trauma che ne decreta la stabilità e resistenza.

Quindi, sottolineo, che gli alberi possono vivere tranquillamente con cavità. Anzi una cavità obbliga l’albero a crescere robustamente. Le piante cave, se non hanno marcescenza e se le barriere protettive non vengono tolte dall’uomo (potature) sono alberi più resistenti degli altri non cavi”.

  • Perché oggi si verificano molti abbattimenti di alberi anche quando non necessari?

“I motivi sono tanti. Oggi sono soprattutto motivi economici, ovverosia sono arrivati dei treni carichi di soldi dall’Europa e il Pnrr si sta dimostrando una sciagura per l’ambiente. Si prendono questi soldi, si fanno progetti per l’ambiente e poi nel nome dell’ambiente si va distruggere gli ostacoli: gli alberi. Se poi a tutto ciò si aggiungono paure ataviche tipo “gli alberi sono pericolosi” il gioco è bello che fatto.

Preciso che gli alberi cadono “quando gli è stato fatto qualcosa anni prima”. Si perde molto spesso la memoria storica di quello che è stato fatto all’albero. Un albero cade perché è stato mutilato, mal potato, tagliate le radici non perché sia alto e o pericoloso.

Spesso si fa terrorismo psicologico quando cade un albero. I danni che fanno gli alberi quando cadono sono minimali rispetto ad altre cose. Quante volte sentiamo dire “Se quell’albero cade di chi è colpa?”.

  • Bisogna svincolare gli amministratori locali dalle responsabilità?

Il rischio non può essere eliminato dalle nostre vite. Non esiste il rischio zero. Quindi per rispondere alla sua domanda dico di si. Se ci sono delle responsabilità ok è giusto perseguire, ma se non ci sono…

I benefici delle piante, sia dentro che fuori dai centri urbani, sono nettamente superiori a quando un albero crolla”.

  • Nelle città vengono usate ancora poco specie come catalpe, acer autumn blazer, acer rubrum che hanno una buona capacità di resistere alla siccità e hanno colori e forme molto belle. Come mai?

“Parliamoci chiaro: c’è una lobby dei vivaisti che mettono a dimora delle piante, delle varietà e che devono smerciare. Quindi c’è una forte pressione per mettere a dimora i peri cinesi rispetto ad altre specie.

Io sono dell’idea che le specie di prima grandezza (platani, tigli, querce) offrono servizi ecosistemici nettamente superiori a specie di seconda grandezza (tipo betulle, carpini…) e, addirittura, del 90% rispetto a quelle di terza grandezza (peri, lagerstroemie…). Su queste molti pensano che non ci sia necessità di manutenzione ma è una cosa non vera.

Io, lo preciso, vorrei continuare a vedere nelle nostre città filari di platani, tigli, querce che fanno parte della nostra società, cultura e non di peri e lagerstroemie che fanno parte di altre culture.

Per me, una delle specie più resistenti e adatte per le città, è e resta il platano. Io lo consiglio sempre alle amministrazioni e privati. Gli alberi non devono essere considerati solo più elementi di bellezza ma come elementi per tutelare la nostra salute.

Quando un sindaco fa abbattere in modo indiscriminato alberi sta commettendo un attentato nei confronti della salute dei cittadini”.

  • Cosa andrebbe fatto per migliorare e rendere quindi più efficiente la gestione del verde urbano? E’ necessaria più comunicazione?

Si, assolutamente. Una comunicazione più indipendente è fondamentale. Una maggiore responsabilità da parte di tutti i tecnici che dovrebbero sentire la loro professione come una missione per salvare e non per condannare gli alberi; maggiori ponti e non muri tra amministratori, cittadini e tecnici.

I cittadini non sono dei pazzi, sono persone che amano e vogliono il verde. Quindi vanno ascoltati e non bollati subito come persone incompetenti e non del mestiere. E’ un modus operandi che non porta da nessuna parte”.