L'INTERVISTA DI OTTAVIO CURRA'

Cura verde in città, l’agronomo Massimo Tirone: “Ridurre gli alberi a scheletro non porta vantaggi in termini ambientali, economici e di sicurezza”

Il tema del verde in città sta assumendo sempre più importanza grazie ai suoi innumerevoli benefici ed una maggiore e necessaria sensibilità delle persone

Cura verde in città, l’agronomo Massimo Tirone: “Ridurre gli alberi a scheletro non porta vantaggi in termini ambientali, economici e di sicurezza”

DI: OTTAVIO CURRA’

Il tema del verde in città sta assumendo sempre maggiore importanza, grazie ai suoi benefici e alla crescente sensibilità delle persone, che chiedono più spazi verdi e alberi, soprattutto di grandi dimensioni, al posto di aree asfaltate per migliorare la qualità dell’aria, ridurre gli effetti del caldo e delle isole di calore nelle aree urbanizzate.

Se da una parte consistente della cittadinanza chiede nuovo verde, dall’altra una minoranza invoca un’ipercura del verde, che spesso ha più effetti negativi che positivi.

Abbiamo, per questa ragione, intervistato l’agronomo MASSIMO TIRONE che si occupa della gestione del verde nelle città del Torinese.

  1. Ridurre gli alberi a scheletro porta benefici economici (gestione), ambientali e di sicurezza?

No, nessun vantaggio: primo non economico perché stimolano l’attività vegetativa e riducono quindi il turno di potatura; secondo ambientale perché riduce tutti i benefici che apportano gli alberi in città; terzo sulla sicurezza crea i presupposti per un aumento della pericolosità“.

2. Gli alberi ridotti a scheletro soffrono? A cosa vanno incontro?

“Sì, soffrono parecchio. Vanno incontro ad un deperimento complessivo a causa della riduzione dello stock energetico della pianta, le strutture aeree, branche e rami si indeboliscono, parte delle radici muoiono sia per sopperire allo scompenso energetico, causato dalla mobilizzazione di riserve per l’urgente necessità di sviluppare una nuova chioma, sia per una ridotta alimentazione dovuta alla minor produzione di zuccheri da parte della massa fotosintetizzante (fogliame)”.

3. Le capitozzature sono vietate per legge, eppure si continuano a vedere sia su suolo pubblico che in quello privato. Come mai?

“Per mancanza di competenza della filiera gestionale: i tecnici della pubblica amministrazione (PA) spesso non sono competenti, si affidano a ditte che per motivi economici (prezzi non remunerativi o speculazioni) per formazione carente del personale, operano in modo sbagliato”.

(l’intervista continua dopo la foto)

Un tiglio capitozzato in via Robaldo a Moncalieri – foto di Ottavio Currà / 8 febbraio 2026

4. Ogni quanto vanno potati gli alberi? È sempre necessario?

“Intendiamoci bene. La potatura non è una necessità imprescindibile. E’ fondamentale nei primi anni della messa a dimora, si chiama potatura di allevamento e si realizza per correggere crescite non corrette.

La potatura dell’albero adulto si effettua solo quando è necessaria e solo con interventi puntuali mirati a prevenire possibili cedimenti. A volte è necessaria per sopperire ad errori progettuali (specie non adatta a spazi limitati) e per gestire interferenze dove il volume della chioma deve essere contenuto (ma l’albero è incolpevole). In questi casi i turni di potatura sono diversi in base alle diverse specie e alla gravità delle interferenze: mediamente 5, 7, 10 anni o più”.

5. I tagli su che rami possono essere fatti? Qual è la dimensione massima dove si può intervenire con la motosega?

“Gli interventi di taglio dei rami sono sempre un danno per l’albero e devo essere ridotti al minimo. La dimensione del taglio deve essere inferiore a 8 cm di diametro del ramo. Il taglio deve essere fatto all’inserzione di un ramo di ordine superiore (o diametro inferiore) garantendo la continuità del ramo sino alla gemma apicale.

Il diametro del ramo prossimo al taglio deve essere di diametro o dimensione non in inferiore al 30-50% del ramo tagliato. Se questo è di 8 cm di diametro il ramo di continuità deve essere di 5,5 4 cm di diametro”.

6. Quali sono gli alberi che più si adattano al contesto urbano?

“Dipende dalla sede di impianto e dallo spazio a disposizione, sia aereo che sotterraneo. Nelle aree verdi senza limitazioni possono essere utilizzate specie di elevata grandezza a maturità come querce, platani, tigli od olmi.

In ambiti con limitazioni di spazio, vicino a fabbricati, specie di grandezza minore, magari con belle fioriture come biancospino ad alberello, peri, meli e ciliegi da fiore. L’importante è utilizzare specie adatte al terreno e al clima, con attenzione al cambiamento climatico”.

7. È corretto potare platani, olmi e tigli ogni due anni?

“No, i turni di potatura devono poter essere molto maggiori, 5-7-10 anni. Se tecnicamente si deve intervenire più spesso, vuol dire che qualcosa non funziona o a livello progettuale (vedi p.6) o per uno sviluppo eccessivo dovuto ad un precedente intervento di potatura sbagliato. Fermo restando che la scelta non sia dovuta ad un approccio totalmente errato per incompetenza del decisore”.

8. Conviene fare potature ravvicinate nel tempo oppure optare per delle ‘potature di alleggerimento’, ‘spalcature’ e ‘rimonda del secco’ solo quando necessario, per ridurre i costi di gestione e i rischi per la sicurezza per i cittadini?

“Le potature devono essere fatte quando necessario e questo lo deve prescrivere un tecnico con competenza agronomica e arboricolturale. Alcuni interventi leggeri come rimonde del secco, spalcature per favorire il passaggio delle persone o dei mezzi (il minimo indispensabile) possono essere prescritte con maggior frequenza, ma sempre solo se necessario“.