attacchi senza sosta

Emergenza Lupi: arriva il declassamento della specie, ma le stragi negli alpeggi non si fermano

L’allarme di Coldiretti: «Equilibrio spezzato, la montagna rischia l’abbandono»

Emergenza Lupi: arriva il declassamento della specie, ma le stragi negli alpeggi non si fermano

Svolta nel diritto ambientale: il lupo passa a “protezione semplice”. In provincia di Torino attacchi senza sosta: nel 2024 quasi 2.000 capi coinvolti. L’allarme di Coldiretti: «Equilibrio spezzato, la montagna rischia l’abbandono».

Emergenza Lupi: arriva il declassamento della specie, ma le stragi negli alpeggi non si fermano

Una svolta storica che arriva nel momento di massima tensione tra uomo e fauna selvatica. Il Governo ha emanato il decreto che dispone ufficialmente il declassamento del lupo a specie con “protezione semplice”. Un cambiamento normativo atteso da anni dagli allevatori, che permetterà finalmente interventi di contenimento mirati e ripartiti per quote regionali, ponendo fine al regime di tutela assoluta che vigeva in precedenza.

Un equilibrio spezzato: i numeri della crisi

Nonostante la nuova cornice legislativa, la cronaca degli ultimi mesi racconta una realtà di assedio. In provincia di Torino, e in particolare nella Bassa Valle di Susa, gli attacchi si sono moltiplicati anche in zone urbanizzate. Non bastano più le precauzioni: recinti elettrificati e sistemi di sorveglianza vengono sistematicamente aggirati dai predatori.

I dati ufficiali del sistema ARVET (Servizi Veterinari) confermano l’escalation:

  • 2023: 1.501 capi di bestiame coinvolti.

  • 2024: Balzo a 1.894 capi coinvolti (1.092 morti, 81 feriti e 721 dispersi) in 534 eventi predatori.

  • Popolazione: Il progetto Life-Wolfalps stima oggi la presenza di almeno 464 esemplari nel solo Piemonte.

L’appello di Coldiretti: «L’uomo non sia scacciato dalla montagna»

Il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici, accoglie con favore il decreto ma chiede che dalle parole si passi ai fatti: «Regione e Città Metropolitana devono attuare subito programmi di riequilibrio. Non chiediamo l’estinzione del lupo, ma è legittimo pretendere che la fauna selvatica non scacci l’uomo dalle terre alte».

Secondo l’associazione di categoria, il problema è ormai sistemico: i lupi scendono a valle predando persino cani domestici, mentre i cinghiali — loro preda naturale — si spostano in massa verso i campi coltivati. «È saltata ogni forma di equilibrio», conclude Mecca Cici, sottolineando come l’allevamento in simbiosi con l’ambiente alpino sia a rischio scomparsa se non verranno garantiti anche risarcimenti congrui e tempestivi.

La posizione dei sindaci

Anche la politica locale si muove. Molti sindaci del territorio, tra cui il primo cittadino di Roure in Val Chisone, hanno formalmente segnalato alla Prefettura una situazione diventata insostenibile. La richiesta è univoca: gestire la presenza del predatore per tutelare un lavoro, quello degli allevatori, che da 5.000 anni garantisce la manutenzione del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico.