Una presa di posizione unanime e netta contro la brutale repressione in Iran e di impegno per la tutela dei diritti umani fondamentali. Con l’approvazione dell’ordine del giorno, proposto dall’intero Ufficio di Presidenza, sulla situazione drammatica in Iran, il Consiglio regionale del Piemonte impegna il presidente della Regione ad attivarsi presso il Governo nazionale affinché l’Italia continui a esercitare una pressione diplomatica incisiva e coerente, in sede europea e alle Nazioni Unite, per fermare la repressione in atto, sospendere le esecuzioni e garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali.
Il documento ricorda che tutte le forze di opposizione iraniane presenti in Italia hanno denunciato con forza la violenza del regime, definendola un vero e proprio crimine contro l’umanità e chiedendo alla comunità internazionale di stare a fianco del popolo iraniano.
L’odg impegna inoltre la Regione a sostenere, in raccordo con le istituzioni nazionali ed europee, iniziative di sensibilizzazione e cooperazione internazionale per la tutela dei diritti umani, la protezione dei civili e il sostegno alla vessata popolazione iraniana.
Gli interventi in Aula
La discussione in Aula è stata aperta dall’intervento di Yoosef Lesani, vicepresidente dell’associazione “Iran libero e democratico”:
“Porto un solo messaggio che non riguarda solo il presente, ma il destino della nostra lotta e delle nostre aspirazioni. È il grido di un popolo che sogna la libertà, che non vuole più essere prigioniero ma rinasce. Questo regime teocratico non cadrà per effetto di decisioni prese nelle capitali del mondo o di interventi stranieri: nessuna pressione esterna può sostituire la volontà di un popolo determinato. Noi siamo vivi perché l’amore non muore mai”.
Il presidente del Consiglio Davide Nicco ha ricordato che “di fronte alla brutale repressione in atto in Iran, il Consiglio regionale del Piemonte non può restare in silenzio. Oscurare internet, non può oscurare le coscienze. Affermiamo con forza tre principi chiari: condanna senza ambiguità delle violenze del regime contro civili, donne, giovani e minoranze, oltre 12 mila morti sono una carneficina; rifiuto dell’uso della pena di morte come strumento di repressione politica; sostegno a un’azione diplomatica internazionale forte e coordinata per la tutela dei diritti umani fondamentali e per far terminare questo orrore. Tutte le istituzioni democratiche hanno il dovere di testimoniare con atti concreti la difesa della dignità della persona e dello Stato di diritto. Con questo voto unanime il Consiglio regionale ribadisce che i diritti umani non hanno confini e che la libertà non può essere soffocata dalla paura e nel sangue”.
“Ringrazio l’Ufficio di presidenza e le colleghe e i colleghi che hanno lavorato per arricchire il testo dell’ordine del giorno – ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio Domenico Ravetti – dal racconto di Lesani emerge come l’umanità non abbia imparato abbastanza dalla storia: il potere, troppe volte, ha il volto del male ed è usato solo per conservare se stesso. Nel testo abbiamo richiamato espressioni come uso sproporzionato della forza e limitazione delle libertà personali, che purtroppo descrivono molte realtà della contemporaneità. Abbiamo però voluto inserire anche parole che riportano alla speranza, al dialogo, alla pressione diplomatica e alla democrazia. La libertà in Iran riguarda tutti noi e il nostro futuro”.
“In Iran giovani e giovanissime donne scendono in piazza per rivendicare libertà elementari, come scegliere come vestirsi, come vivere e come amare, sapendo di rischiare arresto, torture e morte – ha ricordato Carlo Riva Vercellotti (Fdi) – l’Iran è oggi al vertice di un sistema terroristico che destabilizza il Medio Oriente e si pone in modo apertamente antioccidentale. Questa teocrazia sottrae miliardi al proprio popolo non per il suo sviluppo, ma per finanziare il terrorismo e alimentare guerre per procura. Condanniamo senza ma e senza se la repressione violenta delle manifestazioni e le uccisioni operate dal regime. Il silenzio non è neutralità: è una scelta, e con il nostro voto scegliamo di stare dalla parte giusta della storia”.
“Siamo qui oggi come istituzione, come Consiglio regionale, per dire con chiarezza che siamo al fianco del popolo iraniano – ha affermato Paolo Ruzzola (Fi) – e lo ribadiamo anche come forza politica, come abbiamo fatto in piazza, perché la vicinanza non può essere solo formale. Crediamo che debba essere il popolo iraniano, e non altri regimi o poteri esterni, a decidere il proprio futuro e a conquistare la democrazia.
Siamo consapevoli del coraggio di giovani che scendono in piazza sapendo di poter non tornare a casa, affrontando torture e morte. La loro determinazione ci interroga e ci riguarda. La libertà è sempre più forte della paura e oggi vogliamo dirlo con forza”.“Volevo ringraziare il dottor Lesani per il discorso profondo e commovente che ci ha rivolto oggi – ha dichiarato Gianna Gancia (Lega) – sono testimone della battaglia che portate avanti da anni. È stato importante sottolineare che esiste una classe dirigente pronta a sostituire il regime, ma prima di tutto occorre combattere fino in fondo per farlo cadere. Questo regime sta causando troppi morti e non può avere futuro. Ricordo con commozione i giovani che stanno lottando per la libertà, un monito anche per noi che viviamo in un Paese democratico. La libertà, in ogni sua forma, va sempre difesa e tutelata”.
“Ringrazio il presidente e l’Ufficio di presidenza per aver dato a quest’aula la possibilità di esprimersi sul dramma che il popolo iraniano vive da decenni – ha spiegato Silvio Magliano (Lista Cirio) – credo sia fondamentale ribadire che sia il popolo iraniano a decidere come autodeterminarsi e come autogovernarsi. Ricordo la vicenda di Ahmadreza Djalali, ricercatore legato al nostro territorio, per il quale più volte quest’Aula ha espresso preoccupazione per il rischio della pena capitale. Quando un peccato diventa reato siamo di fronte a un problema che riguarda tutti, poiché la religione non può essere srumento di repressione per annientare vite”.
“Siamo a fianco di chi rivendica il diritto di decidere del proprio futuro, della propria libertà e di una vita democratica fuori da una dittatura teocratica – ha spiegato Alice Ravinale (Avs) – ricordiamo la brutale uccisione di Mahsa Amini e le centinaia di vittime che negli anni hanno pagato con la vita l’opposizione al regime. È chiaro però che non è con le interferenze esterne che si risolvono queste situazioni, ma attraverso l’autodeterminazione dei popoli e una forte pressione diplomatica nel rispetto del diritto internazionale. Rivolgo un pensiero anche a Gaza, a un popolo che da decenni vive sotto un regime di oppressione e apartheid, e alla Siria, dove l’esperienza democratica del Rojava rischia di essere cancellata nel silenzio della comunità internazionale”.
Per Vittoria Nallo (Sue), “quella in corso in Iran non è una semplice crisi politica, ma uno spartiacque storico tra la libertà e l’oscurantismo della teocrazia. Libertà è la parola chiave che dobbiamo ricordare in quest’aula, perché in Iran non si protesta per l’inflazione, ma per dignità, diritti e futuro. Siamo di fronte a una generazione giovane, in larga parte under 30, che ha studiato, guarda il mondo e conosce la libertà anche se non l’ha mai vissuta pienamente. È questa generazione libera che oggi fa paura al regime. Per questo è nostro dovere stare apertamente al fianco di questi giovani e non voltare lo sguardo dall’altra parte”.