Arresti, condanne, esecuzioni lampo. Le proteste in Iran continuano, e se secondo fonti governative iraniane ci sarebbero 2mila morti, per il media di opposizione Iran International ci sarebbero almeno 12mila persone uccise, molte delle quali under 30.
Sempre secondo la testata, la maggior parte delle uccisioni sarebbe avvenuta in due notti consecutive, giovedì 8 e venerdì 9 gennaio 2026.
La manifestazione di sostegno a Torino
Il 10 gennaio 2026 a Torino si è svolto un presidio promosso dalla comunità iraniana torinese, insieme ad associazioni e movimenti politici a sostegno dei manifestanti iraniani. Giovani e studenti, esuli iraniani e cittadini torinesi hanno chiesto a gran voce libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani per il popolo iraniano. Non solo, durante il presidio alcuni oppositori iraniani hanno espresso la loro preoccupazione per aver ricevuto minacce di morte sul telefono e proprio su questo sta lavorando la Digos.
La vicinanza di UniTo agli studenti iraniani
Tanti i giovani presenti alla manifestazione, ma non stupisce: a Torino, la comunità di studentesse e studenti universitari iraniani è numerosa.
E proprio per questo UniTo ha deciso quindi di comunicare la propria vicinanza e il proprio impegno nella difesa dei valori fondamentali della libertà accademica, dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere, riconoscendo il diritto dei giovani e delle donne in particolare a studiare, insegnare, fare ricerca ed esprimersi liberamente senza discriminazioni o violenze.
L’università di Torino non solo è impegnata a offrire attenzione e supporto a studenti e studentesse iraniane, nel rispetto della sua funzione di spazio di accoglienza, dialogo e responsabilità sociale, ma sta predisponendo un provvedimento per prorogare al 25 maggio il termine di iscrizione per studentesse e studenti iraniani, e per tutti gli studenti NON UE richiedenti visto già ammessi ai corsi di studio, che stanno incontrando difficoltà a ottenere il visto per studio.
In vista del prossimo anno, fa sapere UniTo, saranno introdotte maggiori flessibilità proprio per prevenire queste difficoltà.
Le ragioni della protesta in Iran
Le manifestazioni sono esplose il 28 dicembre 2025 a seguito della profonda svalutazione del rial, dell’inflazione galoppante, della cattiva gestione dei servizi essenziali e del peggioramento delle condizioni di vita.
Precedute da scioperi e dalla chiusura dei negozi nel Grande Bazar di Teheran, le proteste si sono rapidamente estese a tutto il Paese, trasformandosi in una sfida diretta alla Repubblica islamica.
Amnesty International e Human Rights Watch denunciano l’uso illegale della forza da parte dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze speciali di polizia: armi da fuoco, pallini metallici, gas lacrimogeni, pestaggi e arresti arbitrari, anche di minorenni.
Molti arrestati risultano detenuti in isolamento o scomparsi, con un rischio elevato di torture e maltrattamenti. In assenza di dati ufficiali e con il Paese isolato dal resto del mondo, il numero reale delle vittime resta incerto. Ma la portata della repressione indica che la crisi iraniana ha ormai superato la soglia della semplice protesta sociale, trasformandosi in uno scontro aperto tra Stato e società.