La sicurezza sul luogo di lavoro non termina con l’acquisto di indumenti protettivi di alta qualità; essa dipende strettamente dalla manutenzione costante e rigorosa di tali dispositivi. Molte aziende sottovalutano il fatto che un trattamento igienico inadeguato possa alterare le proprietà chimico-fisiche dei tessuti, trasformando un giubbotto certificato in un semplice capo di abbigliamento privo di capacità schermante.
Capire come lavare gli abiti da lavoro è dunque una priorità che coinvolge la responsabilità civile e penale del datore di lavoro, il quale deve garantire l’efficacia dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) per l’intero ciclo di vita del prodotto.
Per assicurare standard elevati e conformità legislativa, molte realtà scelgono di affidarsi a un servizio di lavaggio degli abiti da lavoro professionale, capace di tracciare ogni ciclo e validare l’integrità dei capi attraverso protocolli scientifici, evitando che l’usura invisibile metta a rischio l’incolumità dei dipendenti.
Cosa sono gli abiti da lavoro DPI e perché le certificazioni sono fondamentali
Sotto la denominazione di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) rientrano tutti i prodotti e i complementi che l’operatore deve impiegare per schermarsi dai pericoli legati alla propria mansione, preservando la propria integrità fisica e il proprio benessere psicofisico.
La normativa europea, in particolare il Regolamento UE 2016/425, suddivide i DPI in tre categorie: la Categoria I per rischi minimi, la Categoria II per rischi significativi e la Categoria III per rischi mortali o danni irreversibili.
Le certificazioni (come la EN ISO 20471 per l’alta visibilità o la EN 11612 per il calore) non sono semplici etichette, ma attestano che il capo ha superato test rigorosi. Se il lavaggio inadeguato compromette la struttura delle fibre, la certificazione decade immediatamente.
In caso di infortunio, l’utilizzo di un DPI non più conforme a causa di una manutenzione errata espone l’azienda a gravi sanzioni legali e alla nullità delle coperture assicurative, poiché viene meno il dovere di protezione stabilito dal D.Lgs. 81/2008.
Gli errori più comuni nel lavaggio domestico che rovinano i DPI
Spesso si commette l’errore di considerare l’abbigliamento tecnico come comune vestiario, affidando la pulizia ai dipendenti. Tuttavia, il lavaggio domestico presenta criticità insormontabili per i DPI.
L’uso di temperature troppo elevate può causare il restringimento delle fibre sintetiche, mentre l’impiego di detergenti aggressivi o contenenti sbiancanti ottici degrada i trattamenti superficiali.
Un altro errore frequente è l’utilizzo di centrifughe eccessive, che possono spezzare le microfibre di carbonio necessarie per la protezione antistatica, o un’asciugatura sbagliata al sole diretto, che cristallizza i polimeri protettivi. Sapere come lavare gli abiti da lavoro correttamente significa evitare questi stress meccanici e chimici che accorciano drasticamente la vita utile del dispositivo, rendendolo pericolosamente inefficace.
Come lavare gli abiti da lavoro ignifughi senza comprometterne l’efficacia
I capi progettati per proteggere da fiamme e calore (normative EN ISO 11612, EN ISO 11611 e EN ISO 14116) richiedono un’attenzione estrema. Per questi indumenti è assolutamente vietato l’uso di ammorbidenti, poiché lasciano residui infiammabili sulle fibre, annullando la proprietà ignifuga.
È fondamentale utilizzare detergenti neutri con un pH compreso tra 5 e 9 ed evitare la candeggina (ipoclorito di sodio), che distrugge i legami molecolari del tessuto trattato. Le temperature non dovrebbero mai superare i 60°C, a meno di specifiche diverse del produttore, per evitare la degradazione del polimero ritardante di fiamma. Un risciacquo accurato è l’ultimo step necessario per rimuovere ogni traccia di sapone che potrebbe alimentare la combustione.
Lavaggio di abiti antiacido, antistatici e alta visibilità: le regole da seguire
Ogni tipologia di rischio richiede un protocollo dedicato. Per gli indumenti antiacido (EN 13034), è necessario verificare dopo ogni lavaggio se il trattamento idrorepellente necessita di una riattivazione termica o di un nuovo finissaggio chimico. Per i capi antistatici (EN 1149), bisogna evitare lavaggi che possano ossidare le fibre conduttive integrate nel tessuto. Negli abiti ad alta visibilità, il nemico principale è la perdita di rifrangenza delle bande grigie e la perdita di fluorescenza del tessuto di fondo.
L’uso di detergenti con sbiancanti ottici altera il colore fluorescente, rendendo il lavoratore meno visibile in condizioni di scarsa luce. La regola d’oro rimane sempre la consultazione dell’etichetta del produttore, che riporta il numero massimo di cicli di lavaggio consentiti prima della sostituzione obbligatoria del capo.
Lavaggio industriale vs lavaggio domestico: quale scegliere per i DPI
Il confronto tra le due metodologie non lascia spazio a dubbi quando si parla di sicurezza professionale. Il lavaggio industriale offre una tracciabilità totale: ogni fase è monitorata e registrata, garantendo che ogni capo riceva esattamente il trattamento chimico e termico necessario.
A differenza del lavaggio domestico, i processi industriali utilizzano macchinari programmati per minimizzare l’usura meccanica e dosatori automatici di detergenti specifici. Affidarsi a professionisti assicura la piena conformità al D.Lgs. 81/2008, che pone in capo al datore di lavoro l’obbligo di mantenere i DPI in efficienza.
Un processo industriale certificato garantisce che le proprietà protettive siano verificate periodicamente, sollevando l’azienda da responsabilità legate a una manutenzione approssimativa e garantendo una durata superiore dei materiali.
Ogni quanto lavare gli abiti da lavoro dpi per mantenerli a norma
La frequenza del lavaggio dipende dal settore operativo, ma non dovrebbe mai essere trascurata. L’accumulo di contaminanti esterni come oli, grassi o polveri metalliche non solo compromette il comfort, ma agisce come catalizzatore di usura.
Ad esempio, un indumento sporco di idrocarburi perde le sue proprietà ignifughe perché lo sporco stesso diventa un combustibile. Nel settore alimentare o chimico, la pulizia deve essere quotidiana per eliminare la propagazione di batteri/patogeni sui prodotti commestibili.
In generale, è consigliabile non attendere che lo sporco diventi visibile o penetri in profondità nelle fibre, poiché la rimozione di macchie ostinate richiederebbe trattamenti più aggressivi che potrebbero danneggiare il DPI. Mantenere una frequenza regolare assicura che il tessuto resti traspirante e funzionale.
Quando affidarsi a una lavanderia industriale specializzata
Il ricorso a una lavanderia specializzata diventa obbligatorio nei settori ad alto rischio o quando i capi presentano contaminazioni biologiche o chimiche pericolose. Il valore aggiunto di un partner esterno è spesso legato al modello di noleggio e lavaggio, che include la riparazione professionale dei capi (effettuata con fili e tessuti certificati conformi all’originale) e la gestione logistica completa.
Le lavanderie dotate di certificazione UNI EN 9001 e/o sistemi di gestione della biocontaminazione UNI EN 14065 offrono garanzie superiori per i settori alimentari e farmaceutici che devono ottenere la certificazione BRC. Scegliere un partner professionale significa trasformare un costo operativo in un investimento sulla sicurezza dei lavoratori, delegando a esperti la gestione tecnica di dispositivi vitali per la protezione quotidiana.
In conclusione, la gestione dell’abbigliamento protettivo non può essere lasciata al caso o all’iniziativa individuale. La validità delle certificazioni dipende direttamente dalla qualità della manutenzione: un solo lavaggio errato può annullare le caratteristiche che rendono un abito da lavoro la protezione individuale di ciascun operatore.
Investire in processi controllati e professionali è l’unico modo per garantire che il DPI svolga la sua funzione primaria: proteggere la salute di chi lo indossa.